15/03/09

Mordini, la storia, il creato


di Rodolfo Gordini

Un carattere proprio del pensiero cristiano è lo studio della storia come evento reale, nel quale l’ordito divino è attraversato dalla trama dell’uomo. Non più dunque una lettura di simboli e metafore, ma di avvenimenti in cui la volontà di Dio si incontra e scontra con la libera decisione umana. E’ una visione solidale con il saldo realismo del cristianesimo, fondato sulla fiducia nella ragione e sulla concretezza della natura, che, la teologia insegna, è presupposto della Grazia.

Con l’esame della storia si sono cimentati nei secoli generazioni di studiosi: filosofi, annalisti, teologi. Fra gli autori che nel nostro tempo ne sono stati interpreti, una collocazione affatto particolare spetta ad Attilio Mordini (1923 – 1966). Combattente, filologo, saggista di austera formazione francescana, Mordini militò dalla parte dei vinti con consapevolezza e coerenza. Una massima ispanica recita che la sconfitta è il blasone di un hidalgo ben nato.

Dalla scuola di Francesco egli trasse la grande lezione di umiltà, assunta come percorso personale e come categoria di interpretazione del racconto umano, letto come itinerario che il piede scalzo dell’uomo-pellegrino percorre calcando la nuda terra (humus).

Lungo lo spazio temporale che corre fra il già e il non ancora si dipana la nostra esistenza, carica di memoria e tesa verso il domani, ma che palpita e produce nel qui e nell’adesso. E’ in questo percorso che Mordini intravede il nodo del dramma della storia, dove è rappresentata la discontinua aderenza, la combattuta conformità della creatura con Dio.

Il tempio del cristianesimo si intitola l’opera principale del “fiorentino teocratico”- come con tinta vivace fu ritratto – affresco dei secoli cristiani, dipinto attingendo su una tavolozza ricca di sapere disteso con pennellate che con suggestiva maestria disegnano col chiaro e lo scuro fatti e figure.

Nelle pagine di Mordini scorrono gli accadimenti, dall’incontro del dettato evangelico con l’universalità di Roma alla grande stagione medievale, dall’umanesimo all’epoca attuale. Vengono riannodati fili, scoperti nessi, intuito il non espresso. Niente è in via assoluta perduto, niente è posseduto una volta per tutte: si avanza, si arretra, si contrattacca. Sono gli alterni momenti della vita dell’uomo, personale e storica. Ma tutto è inteso con il realismo di impronta serafica, sereno, confidente, alieno da nostalgie di miti trapassati, distante da apocalittiche paure e da utopie chiliastiche.

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Culto, cultura, coltivazione: derivano dalla medesima radice, rivestono identico significato. Pregare, studiare, piegarsi sulla terra. Ai Giardini d’occidente e d’oriente è dedicato un trattatello di Mordini, che dell’arte del giardinaggio ripercorre il palesarsi dalla Grecia classica alla Roma prisca e imperiale, dalla civiltà monastica all’epoca rinascimentale (fino al vicino e all’estremo oriente, in pagine appena abbozzate per la morte dell’Autore). Con mano leggera, con la sapienza del giardiniere, vengono resi con la penna disegni e architetture variamente pensati nel succedersi dei secoli, secondo l’ordine dei modelli ideali via via dominanti. Anche in questo breve libro Mordini lascia filtrare la sua calda ammirazione per il creato: i colori, i profumi, le luci. Fondali della grande scena sulla quale si recita la vicenda dell’alleanza e della lotta dell’uomo con Dio.

Attilio Mordini, Giardini d’ Occidente e d’ Oriente, Edizioni Settimo Sigillo 2008, pp. 111 euro 14,00

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