23/04/15

Kyriacos C. Markides La Montagne du Silence: À la recherche de la spiritualité orthodoxe

La Montagne du Silence è un libro scritto da un docente di sociologia dell’università del Maine, nato a Cipro, nelle montagne del Troodos, insieme a Padre Maximos vissuto per lungo tempo sul Monte Athos (il “Tibet del cristianesimo”) e poi rimandato contro il suo volere “nel secolo” a Cipro, sua città natale. La sua presenza a Cipro ha permesso all’autore Kyriacos C. Markides di incontrarlo e di avere con lui, in modo privilegiato, delle lunghe conversazioni sulla fede ortodossa. Tra i punti più notevoli di questo libro troviamo diversi capitoli sulla natura semi-fisica degli esseri spirituali e sui pensieri perturbatori che un monaco deve affrontare durante la sua disciplina di purificazione.

I demoni

I monaci atoniti considerano i demoni e gli angeli come forze reali e non come allucinazioni. Poiché il padre Maximos conosceva bene il padre Porphyrios, grande atonita e taumaturgo (morto nel 1992), racconta diversi aneddoti importanti tra i quali uno relativo a un attacco demoniaco ai danni di un monaco che pregava con il suo “rosario” ortodosso (komboskini).
Il monaco sacerdote amico del padre Maximos, era stato aggredito da un demone che prendendolo per il collo aveva cercato di strangolarlo. I due caddero a terra e il demone, prima di riuscire a liberarsene, gli sferrò un colpo forte e molto doloroso in pieno petto. Questo monaco sacerdote non aveva legami con il padre Porphyrios né lo aveva conosciuto, ma la mattina del giorno dopo ricevette una sua chiamata. Il padre gli disse che se l’era cavata piuttosto bene, ma che aveva la parte alta dei polmoni danneggiata e che avrebbe dovuto consultare un dottore per essere curato.
Secondo il padre Maximos, i demoni non sono dei concetti astratti del male, ma angeli caduti, entità reali ed oggettive che possono anche causare  danni fisici. I monaci novizi sono spesso vittime dei loro attacchi. Quando il padre Maximos era novizio e veniva preso per il collo dai demoni, correva a cercare rifugio presso l’anziano monaco Paisios. “Mi insegnava a non aver paura e a non reagire alle parole del demone, che urlava e mi spaventava con minacce di morte. Parlava incessantemente e giurava che mi avrebbe abbattuto come un agnello.” (p.99) L’anziano Paisios diceva anche che una volta aveva colpito con forza Satana, e che quel giorno non era andato a comunicarsi per il rimorso di averlo lasciato mentre gemeva dal dolore.
In seguito Markides racconta un altro aneddoto a proposito di un attacco demoniaco avvenuto in un villaggio turistico a Cipro. Negli anni venti, una coppia di russi era stata afferrata da una forza demoniaca e scagliata fuori dalla propria casa. Era stata un’esperienza sconvolgente perché non accaduta durante il sonno, ma in pieno giorno.
Poi ricorda la vita dello Starez Joseph l’Esicasta (1898-1959), che viveva da eremita in una grotta del Monte Athos. Un giorno andarono a fargli visita in due, un suo amico accompagnato da un’altra persona, ma essendo il posto molto piccolo, lo Starez aveva offerto all’amico il suo letto e all’altro pellegrino l’unica piccola stanza disponibile. Quanto a lui, andò a fare una agrypnia (una veglia). Durante la notte alcuni demoni attaccarono l’eremo e la mattina del giorno dopo il suo amico era pieno di ferite. Joseph l’Esicasta gli disse di non aver paura in quanto i demoni lo avevano scambiato per lui.
Secondo il padre Maximos, “il più grande successo di Satana è stato di convincere tutti della sua inesistenza. Ma coloro che hanno esperienza della pratica spirituale sono coscienti della sua esistenza e delle malvagità che provoca ovunque.” (p.100) Markydes racconta come prova gli avvenimenti accaduti nel villaggio francese di Delain nell’ottobre del 1998: accaddero strane cose nella chiesa di quel piccolo villaggio dell’Alta Saona. Per tre giorni, dal giovedì al sabato, gli oggetti si misero a volare e a rompersi da soli davanti a una quindicina di abitanti totalmente sbalorditi. “Volavano letteralmente, spiegava il sindaco del villaggio. Alcuni vasi si rompevano in mille pezzi sul pavimento ai nostri piedi. Era incredibile e pericoloso. A volte si aveva l’impressione di essere presi di mira, ma per fortuna, nessuno è stato toccato”. “Vasi, statuette di gesso, lumini e una buona parte degli oggetti presenti in chiesa hanno cominciato a muoversi e a rompersi senza alcuna spiegazione”. “La cosa più impressionante è stata probabilmente quel grosso cero che ha attraversato la chiesa per una ventina di metri prima di spaccarsi in due in lunghezza”, spiegava uno dei testimoni della scena.
Il padre Maximos inoltre raccomandava: “tenete a mente  che Satana è un’entità reale che, allo scopo di ingannare, cambia costantemente forma. E’ uno dei segni che consentono di determinare se una visione viene da Dio o dal demonio. Le cose che vengono da Dio non cambiano forma o apparenza allo scopo di far paura o creare confusione. (…) Ti ricordi quando l’anziano Paisios ebbe una conversazione con Santa Efymia che durò otto ore? La santa non cambiò mai forma in tutto quel tempo. Invece Satana cambia apparenza continuamente, non conserva mai una forma stabile in quanto il suo scopo è di confondervi.” A testimonianza il padre Maximos riporta la dichiarazione di un giovane che vedeva Cristo. Si dà il caso che aveva a che fare con una forza demoniaca che si faceva passare per il Cristo. Da dove l’utilità di una guida spirituale che abbia l’esperienza necessaria per distinguere la natura delle forze che si  incontrano.
Inoltre, ci spiega sempre il padre Maximos, alcuni luoghi sono carichi di un’energia demoniaca. E racconta che una volta, mentre camminava in città, sentì improvvisamente un’energia molto negativa vicino a un semaforo rosso. Siccome non sapeva di cosa si trattasse, si guardò intorno e vide che proveniva da uno scantinato utilizzato come locale notturno. E’ probabile che in quel luogo si usassero droghe e ci si prostituisse, poiché “quando alcuni peccati vengono commessi in un luogo in particolare, questo e lo spazio circostante si caricano di energia demoniaca che influisce sulle persone che trascorrono del tempo in quel luogo.” (p.103) Ovviamente, è possibile cambiare l’energia di un determinato ambiente consacrandolo.
Tuttavia, l’essere aggredito dai demoni non è segno di santità, spiega il padre. In effetti, può accadere che alcuni demoni aggrediscano una persona solo per gonfiarne l’ego. Allo stesso modo può accadere anche che qualche stregone si avvalga dei demoni per realizzare un incantesimo e che poi questi finiscano per ritorcersi contro di lui. A questo proposito racconta di un’esperienza vissuta con un giovane di Tessalonica (l’odierna Salonicco). Costui era un adoratore del diavolo e sosteneva che Lucifero fosse il signore del mondo. Padre Maximos si mise a leggere alcune preghiere fino allo sfinimento. Poi passò a leggere il libro di preghiere contro i demoni di San Giovanni Crisostomo, e allora il soggetto fu colto da spasmi e tremori mentre gli usciva schiuma dalla bocca; non si trattava di un attacco di epilessia, ma di possessione demoniaca. Finalmente, dopo questo esorcismo, il giovane si confessò.
Il padre Maximos spiega che i problemi dovuti alla magia e al satanismo sono comuni. Aveva incontrato quattro persone con problemi analoghi che   praticavano dei rituali e avevano perso il controllo della situazione. Una di queste persone era un potente medium che praticava un culto brasiliano. Costui aveva aperto un locale a Tessalonica dove guariva le malattie invocando i demoni, ma ad un certo punto queste entità gli si rivoltarono contro.
Cita anche l’esempio di un guaritore orientale che essendo stato interrogato sulle sue capacità aveva finito col perdere la pazienza. Orbene, spiega il padre Maximos, l’egotismo e l’orgoglio sono i segni più sicuri dell’inganno. I santi non diranno mai di essere santi.
Perciò il Padre evoca San Simeone lo Stilita (392-459), che soleva arrampicarsi su una colonna di marmo per pregare. Gli anziani si domandavano se il suo comportamento fosse ispirato da Dio o da Satana. Si riunirono e decisero che l’unico mezzo per conoscere la verità era quello di provocarlo, accusarlo e forzarlo a scendere. Così fu fatto e San Simeone discese, si prostrò e chiese perdono. La sua reazione dimostrò loro che non era influenzato dallo spirito ingannatore in quanto il carattere più probante della santità è l’umiltà. Non poter tollerare la critica vuol dire per certo non essere un santo.
La maggior parte delle persone cerca una risposta rapida per difendersi dalle influenze demoniache. Ma non esiste una risposta rapida realmente efficace, la guarigione passa attraverso un lungo e serio lavoro su di sé, nonché attraverso un cambio di atteggiamento. In questo caso gli spiriti benevoli possono aiutare, proteggere e guidare. Gli esseri umani hanno il proprio angelo custode, ma anche le nazioni. Ogni città, villaggio, località, o luogo di culto ha il suo angelo custode. Gli angeli sono onnipresenti, spiega il padre Maximos, “numerosi saggi e santi, raggiunto un certo stadio, non solo hanno sentito la presenza dei propri angeli custodi, ma hanno anche conversato con loro”. Ad esempio, il padre Iacovos mandava sempre il proprio angelo custode a verificare chi fosse a bussare alla sua porta prima di aprire (…).

(Il testo tradotto dal francese da Aldo La Fata è apparso sulla stampa d'oltralpe nel 2002, ma non se ne sa indicare la fonte precisa)


Kyriacos C. Markides è docente di Sociologia presso l'Università del Maine, negli Stati Uniti, e autore di vari libri di successo su Daskalos, il mago di Strovolos. Ha conosciuto il Maestro a Cipro, suo paese natale, nel 1978, e da allora ha scelto di testimoniare attraverso i suoi scritti gli eventi eccezionali a cui ha avuto modo di assistere.
L’editrice italiana Macrolibri ne ha pubblicato i seguenti titoli: “Il mago di Strovolos”, “Omaggio al sole”, “Fuoco nel cuore”.


 

15/04/15

Pietrangelo Buttafuoco: chiamatemi pure Giafar


Chi lo ha detto che il proprio nome lo scelgono gli altri? Qualcuno se lo dà. Da solo. Voi lo conoscete come Pietrangelo Buttafuoco. Ma lui si chiama anche Giafar al-Siqilli, in onore all'emiro di Sicilia. E alla sua religione. Sì, perché Buttafuoco è musulmano. È una notizia, ma non è una totale sorpresa. Lui che per primo - se ne vanta - ha scritto un romanzo islamico in lingua italiana. E poi, non pago, ne ha scritto pure un altro. Lui, pensatore (guai a chiamarlo intellettuale, si inalbera) assolutamente disorganico, libero esploratore di tutte le zone traffico limitato del pensiero scrive così nel suo ultimo libro, Il feroce saracino: «Io di mio ho un nome saraceno. Sono Pietrangelo Buttafuoco e mi chiamo Giafar al-Siqilli».
Buttafuoco-Giafar ha dato alle stampe un pamphlet - bellissimo - che affronta fuori da ogni etichetta la questione islamica. Dall'immigrazione al terrorismo, dalla Sagra di Giarabub intonata dalle camicie nere in Libia al Turco Napoletano di Totò. È un affresco inedito e tridimensionale di un mondo dipinto attraverso una prospettiva differente.Nei capitoli finali di questo nuovo volume parla, per la prima volta, del suo viaggio in direzione di Mecca, delle ironie e dei sospetti che gli hanno riservato amici e detrattori, della preghiera e del Corano che gli fa compagnia durante i suoi viaggi. È il racconto intimo, delicato e a tratti ironico, di un cammino spirituale controvento. È, per dirla nella lingua degli inglesi che Buttafuoco non ama, un coming out . Una conversione che diventa un «ritorno» alle origini della sua terra, la Sicilia, e di quella fenditura di acqua tiepida sulla crosta terrestre che è il Mediterraneo. Il viaggio da una sponda all'altra del Mare Nostrum, per Buttafuoco, è naturale. Senza traumi. E la barbarie dei tagliagole del Califfo? C'è anche quella nel libro di Buttafuoco, anzi ne è la sostanza. Non svicola, ma ne fornisce una spiegazione dall'interno. Senza risparmiare critiche acuminate all'Occidente che con i suoi interventi diplomatici e militari - dall'Afghanistan alla Libia, passando per la Siria di Assad - ha contribuito a destabilizzare il Medio Oriente. Ma per lui - e questo è il punto più sottoposto a critiche - è principalmente una questione musulmana, interna all'islam e alla sue molte sfaccettature.
La vicenda biografica viene fuori sommessamente e da ultimo, come se fosse una nota a piè di pagina. Prima c'è il tentativo di spiegare - tramite un numero sterminato e coltissimo di citazioni - che cosa è realmente l'islam. Oltre i cappucci dei boia, i video in alta definizione delle decapitazioni e oltre la paura. Prima di tutto questo, per l'autore, c'è l'islam dei libri sacri e del sufismo, della tolleranza e della cultura. Buttafuoco tratteggia un'Arabia felix raffinata e profumata di gelsomini che sembra rapita dalla strofa di una canzone di Franco Battiato, non a caso citatissimo conterraneo dell'autore. Perché la conversione per Giafar-Buttafuoco è anche una questione di Tradizione e di origine: «L'identità di Sicilia, come già Leonardo Sciascia aveva sottolineato attraverso la maschera di Giufà è sfacciatamente islamica. Ogni mercato è una casbah, ogni circolo è una trasfigurazione del codice sociale arcaico e se vale il principio di lunga durata, è il saraceno che perdura ancora». Senza perdere l'ironia: «Grazie a Dio ho conosciuto l'islam prima di conoscere i musulmani».
È una versione diversa, buttafuochesca, italiana, sicilianissima e pure musulmana, di quell'ombra mostruosa che si allunga su di noi. E che ci terrorizza. Il racconto di un islam buono che combatte la sua battaglia più complessa: quella contro i suoi nemici interni, contro la fitna - la faida, la discordia insanabile - che lo sta lacerando. Chiusa la quarta di copertina cala sul lettore una sorta di tranquillità, ma basta riaprire un giornale per crollare nella cronaca plumbea di violenze e torture bestiali. E il libro di Buttafuoco è sembrato un miraggio. Speriamo che abbia ragione Giafar.

Autore:  Francesco Maria Del Vigo

12/04/15

Il negazionismo estremo di Andrea Nicolotti sulla Sacra Sindone


Dopo il famigerato “I Templari e la Sindone. Storia di un falso”, Roma, Salerno, 2011, Andrea Nicolotti (1974), l’intelligente e arguto studioso piemontese con una laurea in lettere classiche e un interesse tutto speciale per la storia del cristianesimo, licenzia una nuova monografia di taglio “storico-critico” sul tema, dal titolo: “Sindone, storia e leggende di una reliquia” (Einaudi, 2015). Sulla quarta di copertina leggiamo: “Molto spazio è dedicato a smantellare ipotesi storiografiche che non reggono alla prova della critica e allo spinoso problema dell'autenticità della reliquia”. 
Ricordiamo bene le gustose polemiche di Nicolotti con la Barbara Frale (1970) autrice del testo di segno contrario “I Templari e la sindone di Cristo” (Bologna: Il Mulino, 2009) dove il Nostro appariva più agguerrito e senza dubbio più efficace polemista della fin troppo gentile studiosa cattolica. Forse, diciamo noi, un pubblico dibattito non avrebbe nuociuto alla buona causa dell’autenticità del velo sindonico. Comunque, speriamo che qualche valente sindonologo autenticista prenda la parola per le dovute e necessarie precisazioni e puntualizzazioni di merito. Magari potrebbe essere proprio quella Emanuela Marinelli che nel 2011 scrisse un'articolata recensione al primo libro di Nicolotti e che a proposito del suo metodo osservava: “per Nicolotti se un documento è dubbio, allora è certamente falso, se un documento è autentico, allora è falso quello che c’è scritto, se è vero quello che c’è scritto, certamente non si riferisce alla Sindone che oggi è a Torino”. Ergo, l’approccio di Nicolotti al problema sindonico era ed è pseudostorico e pseudoscientifico con buona pace della sua presunta e tanto da lui medesimo sbandierata favola dell'obiettività. 
A.L.F.