24/10/12

I vaneggiamenti calunniosi sul Buddismo di Roberto Del Bosco





"Il Buddismo ha un’aura di religione dolce, innocua e light. Esprime festosa e colorita mansuetudine e spiritualità da nirvana, leggera e nutriente. Contro «quest’aura di santità inscalfibile» del Buddismo giunge ora un libro di Roberto Del Bosco, che non ha qualifiche particolari per occuparsi del tema ma che viene pubblicato dalla casa editrice ipercattolica Fede & Cultura di Verona (Contro il buddismo. Il volto oscuro di una dottrina arcana, pagg. 151, euro 15). Ma il libro è interessante perché dà corpo a un crescente malumore del mondo cattolico più legato al tradizionalismo davanti a questa invasione pacifica di campo del buddismo in occidente. Del Bosco denuncia il buddismo come una dottrina della distruzione e del nulla infernale, ben accolta nel politicamente corretto, ma istigatrice di violenza, di perversioni sessuali nel nome del Tantra, di stupri e coprofilia rituali, pedofilia e suicidi, sacrifici umani e perfino massacri. Coglie spunti sparsi e assai eterogenei: per esempio il fatto che il primo test atomico indiano voluto da Indira Gandhi si chiamasse «Budda ha sorriso». Chiama in causa le edizioni Adelphi che veicolano in Italia libri di ispirazione buddista, e sottolinea gli intrecci del buddismo con il nazismo, l’estrema destra, fino a parlare di fasciobuddismo. E su questi temi getta o rilancia ombre nere su grandi studiosi del buddismo e dell’oriente come Giuseppe Tucci, Pio Filippani Ronconi e lo stesso Julius Evola. Ma allo stesso tempo si insinua lo zampino della solita Cia per sostenere il buddismo e si ricorda che il Dalai Lama si sia una volta definito marxista. La foga antibuddista porta Del Bosco perfino a prendere le parti dei loro persecutori cinesi e maocomunisti.
Ma le pagine più discutibili riguardano le responsabilità buddiste nei massacri e nelle guerre, Vietnam in testa, lo strascico mondiale del ’68, fino allo Sri Lanka. Fino alla tesi un po’ forzata che i bonzi buddisti cerchino il martirio per propaganda: sarebbe facile e altrettanto assurdo applicare la stessa tesi ai martiri cristiani. Ed è pericoloso per un cristiano attribuire alla religione le nefandezze e i fanatismi di alcuni suoi seguaci. Fino al responso definitivo di condanna: «C’è un potenziale apocalittico inarrestabile dietro al buddismo tantrico... il mondo che vuole Budda è molto simile all’inferno». Comunque la si valuti, la lettura di Contro il buddismo è originale e in controtendenza e soprattutto riaccende un po’ di spirito critico sui fenomeni religiosi ridotti a mode. Dopo decenni di terrore ad opera del fanatismo islamico, qui viene indicato in Budda il nuovo nemico per l’Occidente. Considerando la potenza crescente di Cina e India, e il rischio occidentale di soccombere a loro, c’è da aspettarsi che spunti un’Oriana Fallaci che suoni la sveglia per una crociata antibuddista?
Gli dà manforte il quindicinale «cattolico antimodernista» Sì sì no no che nel suo ultimo numero attacca uno dei guru del nostro tempo, Raimon Pannikar, filosofo morto due anni fa e ispiratore delle giornate interreligiose di Assisi, criticando il suo catto-buddismo (più elementi di induismo). In realtà il sincretismo di Pannikar, prima che religioso e culturale, è biografico e genealogico, perché era figlio di una cattolica spagnola e di un indiano hindu.
La sua opera completa è ora in via di pubblicazione dall’editrice cattolica Jaca Book (il suo primo tomo filosofico-teologico è Il ritmo dell’essere, pagg. 538, euro 68). Perfino l’esortazione saggia del Dalai Lama rivolta agli occidentali di non abbandonare la propria religione per convertirsi al buddismo - «cambiare religione causa sofferenza», e spesso nasce da «curiosità superficiale» - viene letta dall’autore di Fede & Cultura al contrario, come «uno stratagemma di un grande piano di possessione». Non mi pare che il buddismo preveda la missione di convertire «gli infedeli». L’appello del Dalai Lama ci sembra invece sensato per reagire al supermarket delle religioni e al tentativo di usare il buddismo come una specie di dieta e di tè verde, di salutismo spirituale e benessere psico-termale.
Ma il buddismo fesso d’Occidente, venuto dal cinema, dai consumi e dal vuoto, non può oscurare e demolire la grande tradizione buddista che merita attenzione e rispetto. Né si può onestamente negare che in un Occidente in crisi, annegato nell’io e nei consumi, depresso e tossicodipendente, il buddismo sia concepito da molti disorientati come una mezza ancora di salvezza e una risposta più sana rispetto alle ideologie o alla psicanalisi. Si tratta insomma di distinguere tra chi lascia la religione cristiana per il buddismo, che ci sembrano in verità assai pochi, e chi invece si aggrappa al buddismo per risalire la china del nichilismo. Perché il buddismo non toglie fedeli alla Chiesa, ma utenti alla cinica società della tecnica e del mercato. Si tratta di distinguere tra buddismo e buddanate".


Dall'articolo di Marcello Veneziani apparso su Il Giornale del 18 Giugno

9 commenti:

  1. Ottimo articolo, che trovo puntuale e molto interessante. Come molti ho avuto anche io la mia fase di "ribellione" e conseguente "fuga" o allontamnamento dal cristianesimo. In un periodo del genere è facile farsi sedurre da molte imitazioni occidentali delle dottrine orientali. Per fortuna ho superato quelle seduzioni tornando sulle più sicure "sponde del Giordano". In particolare mi hanno sempre affascinato molto il buddhismo e il taoismo. Il buddhismo è una dottrina meravigliosa, e molti la preferiscono alle religioni monoteistiche occidentali per il suo aspetto "conoscitivo" e non solamente "devozionale". Io stesso ne fui sempre affascinato(come molti altri) per il suo voler andare dritto al problema: la sofferenza(samsarica) dovuta all'ignoranza(metafisica) dell'uomo. Mi è bastato però leggere un pò di Coomarswamy(Buddha e la dottrina del buddhismo) ed Evola(La dottrina del risveglio) per rendermi conto come quello che oggi chiamiamo buddhismo, sia davvero ridotto(ovviamente negli ambienti occidentali) a 'religioncina" devozionale e consolatoria, l'esatto opposto di quella dottrina esclusiva, difficle ed elitaria che era agli inizi (e nella cui cerchia non tutti erano amessi). Fu anche facile capire quanto ne sarei stato indegno e quanto mi stavo riempendo la bocca di paroloni e piani impossibili. Diciamo che la corrente teosofista/new age ha fatto breccia in quasi tutti gli ambienti occidentali-orientalisti e quindi del buddhismo non si può che avere una versione decisamente lontana dalla luce delle origini. Senza contare il fatto che la dottrina ha perso e di molto dal momento che l'aspetto reincarnazionista è stato preso alla lettera, l'ennesima fra le confusioni/mistificazioni.
    Il fatto che oggi lo si critichi in realtà mi fa pensare ad una moda uguale(e contraria) a quella filo-buddhista in stile "Tibet Libero"(sul quale consiglio un approfondimento dell'associazione Simmetria, a questo link: http://www.simmetria.org/simmetrianew/contenuti/articoli/43-altri-articoli/361-a-proposito-del-fervore-nel-sostenere-il-dalai-lama.html).
    Mi fa sorridere che si associ comunque al buddhismo un carattere apocalittico e infernale, anzichè fotografare la situazione reale di smarrimento che questa tradizione ha trovato in occidente. E' chiaro che se ci si ferma al simbolo e all'apparenza tanti aspetti simbolici come ad esempio la "contemplazione di un cadavere" (esercizio spirituale del buddhismo primitivo originario) non possono che apparire come forme di "satanismo" o perversione (anzichè come esercizi per imparare la legge dell'impermanenza).
    Allo stesso tempo trovo sbagliata la difesa a priori del Dalai Lama e di "tutto ciò che è buddhista", senza spirito critico, anche perchè spesso chi critica è anti-cattolico o di estrema sinistra (ricolmo di ideologie e concetti che lo portano a non essere quasi mai obiettivo) per scelta e vede nel buddhismo una risposta/alternativa spirituale al cristianesimo(fotografato invece come oscurantista e medievale nella sua accezione negativa).
    Vero però che rispetto al materialismo può essere meglio un buddhismo annacquato, che però va ricordato, non è esente da confusioni di sorta.

    RispondiElimina
  2. E' quasi risibile come ciclicamente vi sia qualcuno che imputa la causa della maggior parte dei problemi del mondo alla Chiesa di Roma, o all'Islam, o al Buddhismo, o a più o meno occulte massonerie.. Quando in realtà ogni male sorge evidentemente da noi medesimi uomini, indipendentemente dalla religione professata o dagli ambienti sociali frequentati; e aggiungerei, per chi ha Fede, fomentato sempre dal medesimo avversario antichissimo dell'uomo stesso e di Dio.
    Epperò non sono molto d'accordo con quel "sincretismo di Panikkar": non credo che il pensiero di Panikkar si possa ascrivere propriamente al sincretismo.

    RispondiElimina
  3. Ottimi commenti, buon articolo di Veneziani, pessima figura di Roberto Del Bosco (ma chi è a proposito?). E' a causa di spiriti del genere che la Chiesa è in profonda crisi, che i cattolici si attirano odio e persecuzione. E' vergognoso scrivere di buddismo così, è vergognosa la casa editrice di Verona (guarda caso proprio in quella città, nei vicoli di Romeo e Giulietta, si aggirano loschi neo nazisti, magari colorati di verde...).
    combattiamo sempre cari amici, con tutte le nostre forze, l'integralismo , di ogni genere, specie quello cattolico che offende nel peggior modo possibile il giardino verde della Chiesa.

    Renè


    RispondiElimina
  4. A volte noi cattolici manchiamo di intelligenza e di studio e perdiamo molto spesso l'occasione di tacere di fronte a realtà che non comprendiamo. Un impedonabile peccato di presunzione che ci fa perdere la faccia e ci sfigura agli occhi del mondo.
    Mi associo agli ottimi commenti degli amici.

    RispondiElimina
  5. Roberto Dal Bosco si occupa di video e filmati e forse avrebbe dovuto continuare a fare quello che presumibilmente conosce meglio invece di scrivere un libro "contro" il buddhismo. Con tale pubblicazione sta facendo una figuraccia poiché con le sue affermazioni dimostra che di buddhismo ne sa ben poco, e quello che sa è interpretato tramite le lenti dei suoi pregiudizi culturali. L'ho letto perché volevo capire la motivazione che aveva portato il Dal Bosco a scrivere un libro del genere e la mia conclusione è che lo ha fatto per affermare la supremazia cristiana, sopratutto cattolica. Ma così facendo si è dato la zappa sui piedi; chiunque con un minimo di intelligenza saprà distinguere tra il vero buddhismo e quello che scrive il Dal Bosco.

    Se il Dal Bosco avesse scritto un libro "Contro l'Islam" possiamo immaginarci le conseguenze che sarebbero state per lui, la casa editrice Fede & Cultura e molto probabilmente anche per l'Italia. Ma loro sono andati a colpo sicuro ben sapendo che i buddhisti non avrebbero reagito in alcun modo, ed è giusto che sia così: il suo libro è troppo ridicolo per essere preso sul serio e la cosa migliore da fare è lasciarlo, insieme al suo autore, al loro destino: nel dimenticatoio cosmico. Mentre invece il Buddha e la sua dottrina continuerà a risplendere (e a sorridere!) malgrado tutte le calunnie. Lo sta facendo da più 25 secoli!

    RispondiElimina
  6. Purtroppo Del Bosco è in buona compagnia: chi non ricorda le amenità sul buddismo del Padre Henri de Lubac o le sconsiderate e velenose invettive pseudo-poetiche contro il Buddha di un Paul Claudel? Per non parlare dell’incidente diplomatico fra Vaticano e Sri Lanka provocato da un poco prudente Giovanni Paolo II che aveva definito in occasione di un suo viaggio in quelle terre il buddismo come una “religione atea”. Questa apologetica da quattro soldi non fa certamente onore al cristianesimo e bisognerebbe una volta per tutte che i cattolici seri se ne liberassero come di un abito vecchio e ormai inservibile. Se un buddista giudicasse il cattolicesimo con lo stesso metro di valutazione con cui Del Bosco ha giudicato il buddismo, quale immagine dolosamente distorta della nostra religione ne verrebbe fuori?

    RispondiElimina
  7. Purtroppo anche i De Danann, in alcuni loro libri editi in francese, scrivono malissimo del buddhismo , usando i deliri di Victor e Victoria Trimondi o gli sproloqui occultistici del fanfarone Gurdjieff ...

    RispondiElimina
  8. Purtroppo, gentile Signore, devo darle ragione. A parlar male del buddismo aveva cominciato persino il Guénon, ma il buon Coomaraswamy lo aiutò a cambiare idea.C'è comunque un filo rosso che collega tutti questi critici del buddhismo che forse varrebbe la pena indagare e denunciare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il filo rosso è costituito da tre elementi : malafede, crassa ignoranza e pregiudizio ideologico. Ne aggiungerei un quarto : incapacità di concepire e studiare qualcosa di veramente "Alto". Certe dottrine orientali sono un cibo troppo raffinato per certi stomaci...e tanto certi "fondamentalisti" cattolici oltranzisti quanto certi occultisti più o meno pentiti ( ma ancora troppo occultisti... ) fanno una gran fatica a capirlo. Denunciare le loro stupidaggini è comunque azione meritoria....

      Elimina