27/09/10

In memoria del poeta-soldato Pierre Pascal (1909-1990)


Pierre Pascal nel suo studio a Roma (198?)

di Aldo La Fata

Sono ormai trascorsi più di vent'anni dalla sua scomparsa (avvenuta a Roma il 12 gennaio 1990) ma di Pierre Pascal si parla pochissimo e i suoi libri non vengono ristampati. E' quasi come se non fosse mai esistito. Ce ne dispiace profondamente e anche per questo ci siamo decisi a scriverne qui una breve memoria, nella speranza che magari altri più qualificati e informati di noi, prendano analoga iniziativa aggiungendo e integrando.

Ricordiamo con viva commozione la telefonata dell'amico che ci comunicava la triste notizia della scomparsa di Pascal. Per noi fu un vero dispiacere: sapevamo della stima e dell'amicizia che l'esule francese aveva per Silvano Panunzio e andavamo meditando di andarlo a conoscere di persona. In realtà ignoravamo quasi tutto di lui e della sua opera, tranne che era stato discepolo e amico di Maurras e che aveva tradotto “La Dottrina del Risveglio” di Evola in Francia (La doctrine de l'eveil: essai sur l'ascese bouddhiste, Paris, Adyar 1956). Due informazioni che per noi allora erano più che sufficienti a farcelo ammirare e stimare.

Pierre Pascal nasce il 16 aprile del 1909, a Mons-en-Barœul, piccolo comune francese situato nel dipartimento del Nord nella regione del Nord-Passo di Calais. Discendente del marchese di Rougeville (il famoso cavaliere di Maisonrouge reso immortale dalle opere di Alessandro Dumas e di G. Lenôtre), Pierre fu figlio unigenito del grande chimico Paul Victor Henri Pascal (1880-1968), autore di un importante imponente e tutt'ora insuperato Traité de chimie minérale in 12 volumi. Pare che attualmente un centro di ricerche del CNRS di Bordeaux ne porti il nome, o almeno così ci è stato riferito.

Tra il 1922 e il 1923 Paul Pascal viene chiamato a insegnare la sua disciplina a Tokyo in Giappone e il giovane Pierre lo segue avendo così modo di scoprire la civiltà e la lingua giapponesi, il tiro con l'arco e le arti marziali. Da quel momento in poi il fascino del Giappone non l'avrebbe più abbandonato. In seguito, negli anni 50, il Nostro diventa amico e corrispondente di Yukio Mishima e comincia a scrivere dei poemi nella difficile metrica giapponese. Nello stesso periodo diventa membro dell'Accademia imperiale della selva dei pennelli (cfr. Pierre Pascal et le Japon, Le Choc, 1988).

Dopo la breve ma intensa parentesi nipponica, Pierre rientra in Francia e conclude gli studi liceali e universitari. Si laurea in lettere e in storia alla Sorbonne e poi si specializza in lingue orientali. (Questa sua eccezionale competenza linguistica gli consentirà, dopo la guerra, di tradurre alcune opere dal persiano, dal russo e dal giapponese). Nello stesso periodo frequenta i convegni degli studenti dell'Action française e conosce nel 1927 Charles Maurras, che da quell'istante considererà sempre suo “maestro di vita e di morte”. Ad unirli non sono solo le idee e gli orientamenti politici, ma più fortemente il comune amore per la Poesia, da entrambi ritenuta la forma più alta delle umane lettere.

Durante la seconda Guerra mondiale troviamo il giovane ufficiale Pierre Pascal di guarnigione a Nancy dedito nel poco tempo libero che l'esercito è disposto a riconoscergli, a un'impresa titanica: la parafrasi in versi del Libro di Giobbe. A lavoro terminato il manoscritto sarà temerariamente spedito a un già famoso G.K. Chesterton (1874-1936) che ne rimane fortemente impressionato e accetta, quasi senza esitazioni, di vergarne la prefazione. Chesterton riconosce a Pascal di aver scritto un capolavoro e uno straordinario esempio di poesia sacra, genere letterario praticamente bandito dalla letteratura francese fin dai tempi della Rivoluzione. Come spesso succede alle opere importanti, una malaugurata serie di imprevisti ne impediscono la pubblicazione e il libro vede la luce ben vent'anni dopo, non in Francia ma a Roma unitamente a una monumentale parafrasi dell'Apocalisse. Le due grandi opere illustrate con le incisioni di Blake e del Dürer, sono dei veri e propri capolavori d'arte grafica e tipografica e pur essendo disponibili in quasi tutte le biblioteche del mondo, sono praticamente introvabili nelle librerie -anche antiquarie.

Dopo una avventurosa e alquanto rischiosa parentesi militare nei deserti sahariani, l'ufficiale Pierre Pascal fa ritorno a Parigi, ma in seguito alla bagarre provocata dall'affaire Stavisky (corre l'anno 1934), prende la decisione di lasciare l'esercito per consacrarsi totalmente alla poesia.

Nello stesso anno lancia la rivista Eurydice, della quale usciranno quaranta numeri prima di essere interrotta dalla guerra, e fonda le edizioni del Trident consacrate unicamente alla opere poetiche. Eurydice (sottotitolo “Chaiers de poésie et d'humanisme”), pubblicherà Maurras, Xavier de Magallon ed altri poeti ingiustamente dimenticati, oltre a Marcel Brion, Henri Bosco, Paul Valéry. Nelle edizioni del Trident troveranno posto, tra le altre, le opere di poesia civica dello stesso Pascal: una Ode au Duce, un Péan naval pour célébrer la naissance du croiseur cuirassé Dunkerque, una Ode liturgique à Paris, ed altre.

Tra il 1937 e il 1938, l'indomito poeta-soldato Pascal è in Spagna in un'operazione di fiancheggiamento dei nazionalisti e qui vi reincontra, nel maggio del 1938, il suo Maurras. L'ultima esperienza bellica la farà come volontario a due passi dalla linea Maginot.

Esiste una fotografia poco conosciuta nella quale si vede il giovane Pierre Pascal che in quel momento ha 25 anni, accanto a Benito Mussolini, a Piazza Venezia a Roma, mentre il Duce arringa la folla. Un onore mai concesso a nessun altro straniero. Su questa sua enigmatica presenza a fianco del Duce si è molto favoleggiato, ma a raccontarcene l'antefatto è Yves Chiron (negli anni '80 amico e corrispondente di “Metapolitica”) che ebbe il privilegio di conoscere personalmente Pascal e chiedergliene conto. Il resoconto puntuale degli avvenimenti fu pubblicato sulla testata francese Le Choc du Mois insieme a una lettera di Pascal datata 17 dicembre (quindi solo 26 giorni prima del suo decesso). Eccone il testo da noi tradotto all'impronta:

“A quel tempo, nel 1934, Charles Maurras pranzava tutti i giorni al buffet della stazione di Orsay, e come sua consuetudine annotava e sottolineava i giornali che leggeva. Pierre Laval trovandosi a passare di lì non mancava mai di salutarlo. Questi saluti divennero nel tempo conversazioni più o meno prolungate. Un giorno, nell'amicizia di questi dialoghi singolari, Pierre Laval espose a Charls Maurras la sua preoccupazione del momento. In effetti, cercava un uomo -non politico- capace di incontrare Benito Mussolini al fine di costruire le premesse per alcuni accordi franco-italiani.

Pierre Laval era, a quel tempo, ministro delle Colonie nel governo Doumergue. Tra l'Italia e la Francia esistevano numerosi contenziosi a proposito delle questioni coloniali, ma anche sulla protezione che la Francia accordava a certi rifugiati politici italiani antifascisti. Charles Maurras suggerì a Laval il nome di Pierre Pascal, uomo di carattere, ex ufficiale, conoscitore della lingua di Dante.

E fu così che Pierre Pascal partì per Roma, in missione non ufficiale, e per tre volte incontrò il Duce nel suo palazzo di Piazza Venezia. Scriverà Pascal: 'Ne avrei attraversato la porta tre volte, il 28, il 29 e il 30 aprile, per avere delle conversazioni mattutine di circa tre ore consecutive, volte principalmente a mettere fine alle rivendicazioni di certi 'fanatici' fascisti a proposito della Corsica e della Tunisia, nonché sulla rettifica della frontiera del Tibesti. Si parlò anche di Pietro Nenni e del conte Sforza, ai quali il ministro dell'Interno francese versava regolarmente dei sussidi'.

Queste conversazioni prepararono direttamente gli accordi franco-italiani che Pierre Laval, divenuto ministro degli Affari Esteri sette mesi più tardi, firmò a Roma nel gennaio del 1935. La Francia acconsentiva a rettificare la frontiera molto estesa tra la Libia e l'attuale Tchad a favore dell'Italia; in cambio, l'Italia rinunciava ad alcune rivendicazioni dei connazionali in Tunisia. Questi accordi di Roma segnarono l'inizio di una in verità effimera amicizia franco-italiana coronata nella conferenza di Stresa dell'aprile del 1935. Si credette allora possibile la formazione di un fronte comune franco-anglo-italiano contro la politica espansionista del Terzo Reich.

Pierre Pascal avrebbe rivisto Mussolini un'ultima volta durante le tragiche circostanze dell'aprile del 1945. La Seconda Guerra Mondiale volgeva alla termine”. (Le Choc du Mois, n. 27, 1990)

Durante il governo di Vichy, quindi tra il 1940 e il 1944, Pierre Pascal è redattore di alcuni giornali nonché responsabile delle edizioni straniere di La Voix de la France sotto la direzione di Philippe Henriot. Nel contempo, ha fatto apparire sul Mercure de France diverse traduzioni delle poesie di Edgar Allan Poe, di Michelangelo e di d'Annunzio.

Nell'agosto del 1944 Pascal è costretto a lasciare la Francia e si rifugia prima a Sigmaringen e poi in Italia insieme alla moglie. Qui incontra Mussolini sul Lago di Garda il 4 aprile. Le loro ultime conversazioni -Mussolini viene giustiziato tre settimane dopo- furono pubblicate nel 1948 in un libro ben noto agli storici del Duce, ma inedito in Francia: “Mussolini alla vigilia della sua morte e l'Europa : colloquio con il poeta francese Pierre Pascal”, Roma, L'arnia 1948.

Pascal si stabilisce definitivamente a Roma nel 1946, dove si dedica all'insegnamento del francese e e al lavoro di traduttore. In seguito, grazie alla sua profonda conoscenza del persiano, diventa cancelliere dell'Ambasciata dell'Iran presso la Santa Sede. Sul finire degli anni '50 fonda, grazie alla generosità di alcuni mecenati, una nuova casa editrice: Le Cœur fidèle, che pubblica in una quindicina di anni, alcune opere sorprendenti: traduzioni commentate e annotate dei Roba'iyyaât di Omar Khayyân e del Corvo di Edgar Poe, e le monumentali parafrasi del Libro di Giobbe e dell'Apocalisse. Tra le altre cose, Pascal, riesce nell'impresa di far rappresentare a Parigi (sotto lo pseudonimo di Rougeville) una adattamento teatrale del Cantico dei Cantici.

Nel 1986 grazie all'aiuto di alcuni amici francesi, Pascal pubblica per i tipi di Chiré, Maurras, una miscellanea di sonetti dedicati alla vita e alle imprese di Maurras, di ricordi e di documenti vari. Negli anni seguenti termina la traduzione completa dei poemi di Edgar Allan Poe, con un notevole apparato critico. Lascia anche un Chénier, alcune traduzioni di Santa Teresa d'Avila, Raimondo Lullio, Platone e persino una parafrasi in versi del Vangelo... Tutte opere che avrebbero visto la luce negli anni a venire.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE DELL'AUTORE

  • Pascal, Pierre, Eloge perpetuel de la sybille d'Erythree et de Cesar Auguste fondateur de l'Empire; precede du Tombeau seculaire de Pierre de Nolhac ; traduction de Mario Ronchetti, Paris, Ed. du Trident, 1938;

  • D'Annunzio, Gabriele, Le livre secret de Gabriele D'Annunzio et de Donatella Cross / sauve de la destruction et commente par Pierre Pascal, Padova, Edizioni letterarie Il pellicano, 1947;

  • Pascal, Pierre, Mussolini alla vigilia della sua morte e l'Europa : colloquio con il poeta francese, Roma, L'arnia, 1948;

  • Pascal, Pierre, In morte di un Samurai: Seguito da l'apologia per un Fiore di camelia bianca. Con un frontespizio fotografico dell'autore, Roma, Ed. Diamante, 1950 (Tip. Sicca, Soc. Ital. Commercio Carta Affini);

  • Gravelli, Asvero, Mussolini aneddotico; prefazione di Pierre Pascal, Roma, Latinità, 1951;

  • Evola, Julius, La doctrine de l'eveil : essai sur l'ascese bouddhiste / J. Evola ; traduction de Pierre Pascal, Paris, Adyar 1956;

  • Khayyam, Omar Ibrhaim, Les Roba'iyyat d'Omar Khayyam de Neyshaboor; traduit en vers francais par Pierre Pascal, Rome,Ed. du Coeur Fidele, 1958;

  • Apokalypsis Ioannoy ou la Revelation de Notre Seigneur Jesus-Christ a Saint Jean, son disciple bienaime, et plus souvent intitulee Apocalypsis Iesu Xristi / pour la premiere fois paraphrasee en vers alexandrins par Pierre Pascal, et mise en lumiere par la devotion munificente de Luigi Moretti, architecte romain, avec les 16. figures que sut imaginer et puis graver sur bois Albrecht Durer de Nurnberg, En la Ville eternelle Roma, Ed. du Coeur Fidele 1963;

  • Le livre de Job / epopee biblique en 42 chapitres, a la gloire de la sainte bienheureuse patience, aujour-d'hui paraphrasee en vers par Pierre Pascal, d'apres les textes conjoints des 70 et de la Vulgate, embellie avec les 21 illustrations gravees sur cuivre, que William Blake consacra au plus sublime des livres poetiques, Roma, Ed. du Coeur Fidele, 1967;

  • La via di un pellegrino : racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale / Anonimo russo; a cura di Alberto Pescetto e con un saggio di Pierre Pascal, Milano, Adelphi 1972;

  • Mishima, Yukio, Sole e acciaio; pref. di Pierre Pascal, Edizioni del Borghese, 1972;

  • Hanayama, Shinsho, La voie de l'eternite : comment surent mourir les criminels de guerre japonais, traduction et commentaires de Pierre Pascal, Paris, G. Le Prat, 1973;

  • Poe, Edgar Allan, Le corbeau / nouvellement traduit en vers equivalents et decrypte avec des commentaires arithmetiques, geometriques & alchimiques, Carmagnola, Arthos, 1977;

  • Pascal, Pierre, Risoluzione aritmetica del Memento mori cifrato di santa Teresa d'Avila / Insieme alla primissima Cantio sanctae Teresiae / Jean Beaurent ; traduzione di Carmen Cian, La Spezia, Edizioni del Tridente 1978;

  • Pascal, Pierre, In morte di un samurai, Roma, Settimo sigillo 2007.


7 commenti:

  1. sto leggendo Sole e Acciaio di Mishima e la sua introduzione mi ha spinto a cercare informazioni, seppur minime, su questo intellettuale che non conoscevo. ora cercherò di saperne di più e leggere sue opere. elisa m.

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  2. Grazie Elisa per il commento. Ci farebbe assai piacere se ci tenessi informati sugli esiti delle tue ricerche.

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  3. anche si dovrebbero ripubblicare gli epistolari di questo poeta e scrittore. e perchè non pure le sue raccolte di Haiku? un quesito: nel testo come fa Pascal a inviare la sua traduzione in versi di Giobbe a Chesterton durante la seconda guerra mondiale, quando Chesteton per sua fortuna non la vede perchè scomparso nel 1936?

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  4. Grazie gentile Signore del Suo commento. Ha ragione i conti non tornano. Evidentemente Pascal cominciò a elaborare il suo Giobbe molto prima (forse sul finire degli anni venti) e infatti la prefazione di Chesterton è datata 1932. La prima edizione de "Le livre de Job" è invece del 1967. Si tratta quindi di un opera che ha avuto evidentemnete una lunga e sofferta gestazione. Quindi, faccio ammenda per il grave lapsus storico e la ringrazio per avermelo fatto notare,

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  5. Scusate, ma credo che ci sia un malinteso nella bibliografia dovuta all'omonimia tra il Pierre Pascal di cui parla l'articolo e lo slavista francese Pierre Pascal, autore di libri su Dostoevskij (e per altro impegnato politicamente, per un momento, sul fronte opposto a quello del Pascal maurrassiano): il saggio sulla Via di un pellegrino pubblicato da Adelphi è con ogni probabilità da attribuire al Pascal slavista

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  6. Nell'introduzione a "Mussolini alla vigilia della sua morte e l'Europa", a p.10, il curatore Federico Prizzi sembra non lasciare spazio ad equivoci: il Pierre Pascal della Via di un pellegrino è il maurrassiano. Infatti, è lo stesso PP a citare in quel saggio l'omonimo slavista.
    Saluti,
    Alberto D.

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  7. Grazie sig. Alberto per la rettifica. Diciamo a questo punto che possiamo essere certi che il testo citato nella mia bibliografia e presente anche nella bibliografia del libro di Prizzi è senz'altro opera del Pascal maurrassiano.

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