07/11/15

Il libro-esagramma di Jean Parvulesco



Jean Parvulesco è autore poco o per niente frequentato dai “tradizionalisti” italiani (fa rara eccezione il Claudio Mutti che vi ha dedicato più di qualche articolo) e invece i suoi romanzi sono ricchi di suggestioni letterarie e di preziosi riferimenti esoterici. Tra le nostre carte abbiamo riesumato la traduzione di una bella recensione dell’amico Alain Santacreu apparsa sulla pagina web del sito “Contrelitterature” il 12 ottobre del 2014. La proponiamo ai nostri lettori per spronarli ad affrontare un autore se si vuole anche controverso e per molti aspetti problematico, ma sempre ricco di informazioni e sapienti insegnamenti. Nell’attesa, o nella speranza, che qualche nostro editore si decida a pubblicarlo.

di Alain Santacreu

I due libri di Jean Parvulesco (1929-2010), La spirale prophétique e Le Retour des Grands Temps, costituiscono una raffigurazione d’insieme che, intrecciandosi l’uno all’altro nell’alternarsi di una lettura appropriata, suggerisce l’immagine di un esagramma, simbolo della loro struttura tantrica occulta, mandala dissimulato dell’atto della lettura.
Significa forse che è necessario dedicarsi a una lettura parallela de la Spirale e del Retour? Sembra evidente che esista un percorso di lettura in grado di calamitare ogni lettore predisposto, una sorta di marcia rituale salomoniana.
Nell’uno e nell’altro libro si ritrovano gli stessi temi ma in punti spesso invertiti. Per esempio, ne La Spirale prophétique, fin dai primi capitoli, riferendosi all’opera di Denys Roman, la Fra-Massoneria si vedeva assegnare una missione di salvaguardia delle eredità tradizionali per la fine del ciclo. In Le Retour des Grands Temps, questo ruolo conservatore d’Arca vivente dei simboli verrà assegnato al “romanzo occidentale della Fine”. In effetti, si interroga Jean Parvulesco, “dopo le più atroci, le più oscene decadenze spirituali della Fra-Massoneria, che fu per noi per tanto tempo e tanto felicemente l’Ordine dei Rifugiati, il grande occultismo non si è forse ridotto, anch’esso a cercare asilo, a dissimularsi provvisoriamente e d’ora in poi e in mancanza di meglio, dietro le opere finali, crepuscolari, di una certa letteratura occidentale?”(p. 107).
Ma questo ruolo escatologico promesso alla Fra-Massoneria conservatrice delle eredità, risorgerà negli ultimi capitoli di Retour des Grands Temps, nella stessa prospettiva integralmente tradizionale, imperiale, scoperta sotto l’impulso di Denys Roman.
E’ così che nel capitolo intitolato “La mission occulte de Julius Evola”, si allude al riemergere della Roma Principia, archetipo occidentale dell’idea imperiale: “A questa insegna, dirà Jean Parvulescu, la Chiesa, la Fra-Massoneria e il Giudaesimo si trovavano direttamente riferite nel loro doppio eidetico, intatto, persistente virginalmente nell’invisibile; ed è la convergenza, l’integrazione e il connubio abissale di queste Tre Istanze che costituirà allora l’immacolata concezione del Nuovo Uno, dell’Uno finale che chiede di emergere una volta ancora attraverso l’identità sovrastorica della ‘Roma Ultima’ ”. (p. 383).
E’ attraverso il romanzo che si stabilisce la congiunzione tra La Spirale e Le Retour. Durante la decina d’anni che li separano, l’autore scriverà i suoi primi quattro romanzi - che sono altrettante partenze clandestine verso l’India.(1) Il romanzo è il legante dei due libri e con le recensioni, ne costituisce la materia prima.
Le Retour des Grands Temps, letto specularmente con La Spirale prophétique, dà luogo a un libro-esagramma, bizzarro tentativo di alchimia spirituale.
Fin dal secondo capitolo, l’analisi di uno dei libri di Graham Masterton, Walkers, ci rivela la metafora ricorrente di Retour. Un lungo brano è consacrato ai viaggi sotterranei praticati sulle linee dette “ley” dagli antichi grandi iniziati celti. Questa magia della terra supponeva, nei tempi pre-cristiani, la presenza di luoghi magici collegati tra loro da una rete di linee situate all’interno della terra, che si potevano percorrere camminando.
Metaforicamente, anche il lettore dovrà percorrere queste linee tracciate da Jean Parvulesco sulle orme del romanzo occidentale della fine. Romanzi ardenti e passaggi misteriosi; romanzi in quanto racconti e racconti in quanto romanzi; slittamenti ontologici dell’essere nel suo rimontare la spirale profetica, i romanzi sono sentieri iniziatici.
Molto presto si stabilisce una sorta di identità tra il lettore di Parvulesco e Parvulesco in quanto lettore di un’altra istanza narratrice. La lettura diviene così atto trasmutatore che dà luogo al mistero di una identità aggregativa.
Se il romanzo è l’esperienza dei limiti, i romanzieri della grande letteratura, come la intende Parvulesco, appartengono a questa confraternita dei camminatori del cielo il cui percorso transmigratorio è una via ignis della romanza. I compagni di viaggio di Jean Parvulesco, in Le Retour des Grands Temps, si chiamano Graham Masterton, John Dickson-Carr, Erle Cox, Bram Stoker, Guy Dupré, Patrick Ferré, Maurice Leblanc, Jean Robin, Raoul de Warren, Zacharias Werner, Olivier Germain-Thomas, Talbot Mundy, John Buchan, Donna Tartt. Tutti esponenti di una sola confraternita agenti all’interno di un solo Ordine –come mostra Herman Hesse nel suo Voyage en Orient.
Questi designati dell’oltremondo formano una confraternita eroica, aggregato di esistenze impegnate sui sentieri ardenti dell’India interiore; e le traduzioni romanzesche alle quali si dedicano annunciano semplicemente il Retour des Grands Temps.
Jean Parvulesco insiste sulla corrispondenza del romanzo della fine con l’Opera al giallo degli antichi alchimisti –la Xantosis greca, la Citredo latina-, “forma di sogno desto, di realizzazione temporanea di ciò che un giorno, più in là, ci accadrà eternamente”(p. 389).
Questo stato di sovracoscienza onirica, di sogno abissale, in un capitolo di La Spirale, “G.I. Gurdjieff et la Fraternité des Polaires”, Jean Parvulesco l’aveva denominato “il quarto sogno”.
L’assimilazione del romanzo della fine all’ “Opera al giallo  sospinge lo sguardo del lettore verso una visione cromatica. Ne Le Retour, a partire dal capitolo “En réentrouvant les portes de l’Inde”, sembra che il libro si colori leggermente di blu, di un blu sempre più intenso fino a raggiungere l’indaco più mariano negli ultimi capitoli.
E’ a partire dalla lettura di Talbot Mundy che il libro azzurra. Di questo romanzo, Il était une porte, Parvulesco ci dice che è un mandala, “una porta sospinta tra questo mondo e l’altro mondo: è la scrittura medesima di questo romanzo di avventure a condurci fino ai piedi della Prigioniera dai Capelli blu che è in  se stessa il passaggio verso l’altro mondo e che, in un certo senso, è fatta della sola scrittura che non smette, in questo romanzo, di andare verso di lei e di raggiungerla costituendola (pp. 306-307). Un mandala che si tratta di saper riattivare attraverso una lettura appropriata”(pp. 306-307).
Possiamo allora prevedere che tra il giallo e il blu, dovrà sorgere il verde. Questo luogo del passaggio al verde dovrà essere ricercato nella struttura d’insieme dell’esagramma costituito da Le Retour e La Spirale: è al centro esatto di questa figura nascosta che spunta il verde.
Quale orientamento dare all’esagramma? Quale lettura appropriata adottare al fine di attivare questo mandala? Il triangolo puntato verso l’alto, è forse quello del Retour?, e quello puntato verso il basso, è forse quello di La Spirale? Fortunatamente, il centro comune ai due triangoli che si compenetrano, il loro cuore orientante è indicato esplicitamente da Jean Parvulesco nel capitolo di Retour intitolato “La mission occulte de Julius Evola”: “Così ho dovuto suscitare, nel cuore stesso del presente scritto –come abbiamo appena visto-, l’inquietante problema di un libro di ‘testimonianze e rivelazioni’ che abborda tutto ciò che senza tradire può essere detto  a proposito di Julius Evola”(p. 395).
Sarà quindi sufficiente ritrovare il capitolo corrispondente “nel cuore stesso” de La Spirale per scoprire il giusto orientamento dell’esagramma.
Il lettore zelante avrà già capito che questo luogo non può essere che il capitolo intitolato “La réapparition du Visage Vert” – poiché, tra il giallo e il blu, verde è il colore dei camminatori del cielo, verde è la faglia del centro che li attrae. Questa faglia interiore, stimmate del cuore infiammato, passaggio segreto della struttura d’insieme, trasforma il fenomeno della lettura che diviene atto alchemico. Il leggere, così concepito è una presa d’armi per l’ultimo combattimento.
                                                                                                           

(1) La Servante portugaise, Les Mystères de la Villa Atlantis, L’Étoile de l’Empire invisible, Le gué des Louvres.

(Una prima versione di questo testo è apparsa nel 1998, nel n. 3 della rivista “Avec Regarde”, pp. 100-101)
(traduzione dal francese di Letizia Fabbro)

2 commenti:

  1. Grazie, caro Aldo. Ho scoperto grazie a te il prezioso Alain Santacreu e "Contrelittérature", e non te ne sarò mai sufficientemente grato!

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  2. Una figura di primissimo piano nel panorama della cultura tradizionale per originalità, serietà e profondita, ma purtroppo poco nota. Grazie Antonello!

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