04/01/26

La metafisica del simbolo nell'opera di Jean Borella

La métaphysique du symbole dans l’œuvre de Jean Borella di Thomas Zimmermann si presenta come uno studio di grande ampiezza speculativa e di notevole rigore, volto a ricostruire in modo coerente e sistematico la metafisica del simbolo nel pensiero di Jean Borella, affrontando uno dei nodi più delicati della filosofia contemporanea ovvero la possibilità stessa di una realtà oggettiva del senso contro le riduzioni moderne di tipo razionalistico, semiologico o soggettivistico. L’opera si colloca consapevolmente sullo sfondo della crisi moderna della conoscenza, segnata dalla desacralizzazione del cosmo, del linguaggio e delle forme tradizionali del sapere, e individua nella questione del simbolo il luogo decisivo in cui si gioca la sopravvivenza di una conoscenza autenticamente metafisica. Il simbolo non è mai trattato come un semplice artificio culturale o come una proiezione dell’interiorità, ma come una modalità reale di partecipazione al vero, fondata su un ordine ontologico che rinvia all’atto creatore divino e alla struttura analogica dell’essere. In questo quadro emerge con chiarezza il dialogo critico di Borella con il perennialismo novecentesco e in particolare con la figura di René Guénon, dialogo che Zimmermann ricostruisce con precisione mostrando come l’assunzione di alcune categorie guénoniane non conduca mai a una loro accettazione integrale, soprattutto là dove esse tendono a relativizzare l’unicità dell’evento cristico o a separare la dimensione simbolica dall’economia concreta della Rivelazione. Il simbolo viene così sottratto tanto alla riduzione semiologica quanto alla dissoluzione idealistica, per essere restituito alla sua funzione propria di presentificazione del reale e di veicolo oggettivo del senso, capace di fondare una conoscenza che non si esaurisce né nel concetto né nell’esperienza sensibile. Particolarmente significativa risulta la riflessione sull’origine adamica del simbolismo e sulla cultura intesa come pedagogia ferita dalla Caduta, incapace di condurre a Dio senza il soccorso della Rivelazione, tema che consente a Zimmermann di mettere in luce una linea di demarcazione netta tra la posizione borelliana e le letture più ottimistiche della tradizione simbolica universale. Il cristianesimo appare allora non come una religione simbolica tra le altre, ma come il luogo in cui il simbolo trova il suo compimento ontologico nel Cristo, inteso come simbolo perfetto e referente intelligibile ultimo di ogni metafisica, mentre l’analogia diviene il criterio che permette di affermare l’unicità reale del cristianesimo senza negare la presenza di verità parziali nelle altre tradizioni religiose. La liturgia e i sacramenti assumono in questa prospettiva un ruolo decisivo, poiché mostrano l’efficacia reale del simbolo sul piano antropologico e soprannaturale, sottraendolo definitivamente a ogni concezione puramente estetica o allusiva. L’itinerario si conclude con una definizione rigorosa della gnosi cristiana intesa non come privilegio elitario né come sapere eterodosso, ma come trasfigurazione dell’intelletto resa accessibile a tutti attraverso la fede, nella quale il simbolo non viene superato ma interiorizzato e portato alla sua pienezza. Nel suo insieme il lavoro di Zimmermann si impone come un contributo di primo piano agli studi borelliani e più in generale alla riflessione contemporanea sul simbolo, distinguendosi per chiarezza argomentativa, fedeltà interpretativa e capacità di mostrare come la posta in gioco della metafisica del simbolo sia inseparabile dalla questione della verità, della Rivelazione e del destino stesso della conoscenza nell’età moderna. (Aldo La Fata)

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