01/10/15

Intervista ad Antonio Dentice d’Accadia su Giuseppe Palomba



Antonio Dentice d’Accadia è troppo giovane per essere stato allievo del professor Palomba. Come lo ha conosciuto? E cosa ha attratto a tal punto il suo interesse da spingerla a scrivere su di lui?

IncontrarLo senza conoscerLo nell’appropriata coincidenza di fatti, cose e persone; per chi ha fede nel caso. Non cercavo il Professor Palomba, essenzialmente Lui ha trovato lo scrivente.
Svolgevo un lavoro su Weber e nella polvere di quella preziosa biblioteca abbandonata dagli uomini, da Dio, dall’amministrazione comunale e anche dai topi (grazie a Dio o a chi per Esso ora ci sono i Volontari) mi capitò tra le mani un testo giovane di mezzo secolo, sul frontespizio recante dedica al: “Maestro Giuseppe Palomba”.
Quel testo fu il primo tassello di un domino che ancora ora, mentre Le scrivo, continua rapidamente a scorrere sempre meno silenzioso.
Osserveremo il prodotto del disegno offerto da questa tassellatura di Penrose compatibilmente alle nostre possibilità.
Per ogni cosa l’affinità stabilisce coniugazioni. Presumo che una buona (o sufficiente) compatibilità col Professore sia stata propulsiva all’inizio di questo disegno. 

Crede che le idee del professor Palomba siano ancora attuali? In che modo potrebbero aiutarci a uscire dalla profonda crisi in cui è il nostro Paese?

Per Giuseppe Palomba l’economista è investito del sacro incarico di risolvere le problematiche umane.
Sempre ricorderò che Palomba esercita la su Arte economica e sociologica in un periodo di profonda crisi, dal Fascismo al dopoguerra, quando si era toccato un punto così critico che non si poteva non risalire. Il Professore scrive soprattutto per l’Uomo dell’Occidente.
Giuseppe Palomba ritorna oggi durante inedita crisi – pur crisi – a indicare le cause prime di un problema e le successive estensioni metastatiche. La soluzione è un atto coniugante Homo sapiens e Homo oeconomicus all’iper-uranico, ricordando la necessaria medianità nel passaggio, la comprensione di tutto ciò che è nel mezzo ed il graduale ripristino (individuale, come Uomo e collettivo, come Umanità) di un fatto che è un metamorfico processo in tensione ascendente.
Le iniziazioni (scrivo al plurale) sono un fatto multiforme e a seconda del recipiendario (l’individuo, la comunità, la Nazione e i sistemi sovra-Statali) progrediscono in differenti modalità non lineari.
Come il problema anche la soluzione nutrita fiorisce da un nucleo e si dilata in successive estensioni religiose, politiche, economiche e scientifiche.
La sacralità uranica spogliata d’ogni deficit dualista (né Satana né inferno), spogliata d’ogni cancerogeno eccesso di sentimentalismo atrofizzante (“la compassione per le sofferenze altrui e per le miserie dell’umanità senza alcuna forza di trasformarsi in azione”, il sentimentalismo per sé stesso) e protesa alla tangibile concretizzazione, anche attraverso il progresso scientifico.
Palomba osserva lontano, oltre la notte del nostro giorno e vede una conduzione iniziatica (nell’accezione di “reintegrati”) o un’alternativa d’autentica religiosità abbastanza universale da rispettare il valore d’ogni forma umana, in grado di vitalizzare un sistema economico basato sulla socializzazione dei mezzi produttivi, senza il Corporativismo fascista né la dittatura proletaria.
E’ un Palomba, ad esempio, conscio della necessità di un esercito adeguatamente armato (sempre osserva – anche – l’antica sacralità di quella ch’era la Casta dei Guerrieri), ma è contrario alle speculazioni finanziarie belliche attuate colla scusa di rinvigorire il mercato: “è come pretendere di curare una emicrania con un tumore cerebrale”.
E’ un Palomba che accetta e condivide il problema dello sfruttamento delle classi deboli, ma si oppone al parossismo marxista del materialismo storico: la verità la cerca nel mezzo.
L’intenzionalità di Palomba parte da un iper-ecumenismo che trasforma il cristianesimo in essenza sacra e lo armonizza con tutte le tradizioni del mondo, cristiane e non, arrivando a nutrirsi – anche – del Libro dei Mutamenti.
Quello di Palomba è un cristianesimo non duale che accetta la naturalezza del male, della morte e del dolore, senza alcuna volgare pretesa di disumanizzarne l’esistenza e sminuirne la funzione algebrica. E’ un San Giorgio che trafitto il drago si bagna nel suo sangue risorgendo invincibile come Sigfrido, o un San Michele che sottopone il rettile all’equità della bilancia.
Il Professore non rinnega la bestialità umana né ne permette l’eccesso. Questa ratio coinvolge la quotidianità economica, non leggendo nella proprietà privata e nella ricchezza alcun sostanziale male per il popolo e nel contempo non consentendo alla democrazia di degradare in demagogia.
In definitiva le idee del Professor Palomba sono atemporali e particolarmente connettibili ai periodi di crisi. 

Concludendo, come giudicherebbe, a suo parere, la situazione dell’Italia di oggi il professor Palomba? In quale dei suoi universi ci posizionerebbe? E cosa dobbiamo fare per uscire dalla crisi alla luce delle teorie palombiane?

Risponderò alle prime due domande dilungandomi un poco e alla terza, anche.
Il cuore della sociologia economica del Professore è pubblicato nel 1946 dalla Humus con “La crisi della civiltà moderna”, lo stesso anno di nascita della Repubblica Italiana. E’ una opera notevole che fotografa il Paese dal Fascismo all’immediato dopoguerra. Rispetto a quel periodo tragico la nostra condizione risulta (per tantissimi aspetti) assai migliore.
Il pensiero è plastico e adattabile alle tante realtà. Palomba custodisce una idea ciclica dell’esistenza (metafisica, politica ed economica) influenzata da molti fattori: dall’“Unità Trascendente delle Religioni”, all’Induismo, al Taoismo, a Guénon.
Ricordiamo che Palomba è in diretta linea di discendenza iniziatica con René Guénon (attraverso Schuon). Da Guénon riceverà significative lodi ed il titolo della sua sociologia economica ben vibra del colore di una nota opera dello scrittore francese: “La crisi del mondo moderno”, del 1927.
Consideriamo tutto ciò ed il fatto che per Palomba la propria epoca (al tempo della pubblicazione della sociologia) era dominata dalla categoria archetipica denominata “Universo di Saturno”: ateismo, dittatura, disordini, crisi economica, ecc.
Consideriamo anche che Palomba ha vissuto per tutti gli anni Settanta e si è spento il 30 gennaio 1986, quando tra disordini ed altri problemi poco alla volta l’Italia progrediva e risorgeva.
Palomba avrà senz’altro valutato l’interezza del suo periodo storico come un lento ascendere da “Saturno” a “Venere”.
Alla luce di ciò analizziamo brevemente il nostro periodo: la democrazia divenuta demagogia; la crisi economica; la crisi dei valori; la crisi religiosa; i problemi internazionali; l’affacciarsi dello spettro della guerra su più fronti (Ucraina e Medio Oriente in prima battuta); il riaccendersi degli estremismi di destra e di sinistra.
Giuseppe Palomba probabilmente avrebbe valutato la nostra epoca un graduale discendere da “Venere” a “Saturno”. Non siamo riusciti ad affacciarci neanche per breve tempo all’”Universo Lunare” (una vera democrazia; buona gestione economica della proprietà privata e del principio utilitaristico; realtà religiose capaci di essere autentico faro spirituale).
Riguardo la terza domanda tutto si fa più complesso.
Palomba non è semplice analisi, è attuazione. Baserò la risposta su due cardini palombiani: il primo è il presupposto metafisico ed il secondo è la concezione mazziniana dell’Europa.
Per Giuseppe Palomba lo Spirito Iniziatico è il motore di ogni sano metamorfismo, dall’Individuo alla Nazione. Quando (e se) ci saranno abbastanza trasformazioni individuali solo allora si potrà consentire ai Grandi Traghettatori di assolvere il proprio ruolo disponendosi in propulsione dei sistemi economici, scientifici e politici NEL RISPETTO DELL’UOMO (evidenzio questa parte per evitare spiacevoli fraintendimenti).
La storia ha conosciuto tanti ottimi Traghettatori: Euclide, Platone, San Francesco, Meister Eckhart, Giordano Bruno, Giuseppe Mazzini, Nikola Tesla, Galileo Galilei, Werner Heisenberg, Mozart, Beethoven, ecc.
Il secondo cardine palombiano tocca invece il concetto di Europa. Per Giuseppe Palomba l’Italia è un mezzo e non un fine! L’Italia è una imbarcazione che deve naufragare in favore di un mezzo più Universale, l’Europa. A propria volta l’Europa dovrà naufragare in favore di qualcosa di ancor più Universale.
Giuseppe Palomba ama ricordare Karl Theodor Jaspers. Naufraga l’imbarcazione, non l’equipaggio e nel continuo naufragare di questi scenari temporanei attraverso lo scorrere delle epoche l’uomo (che mai naufraga!) si riscopre sempre più Universale, sempre più “simile a sé stesso”. Dall’Italia all’Europa e ancora oltre, in andamento probabilmente non lineare (come premesso), dall’Uomo all’autentica Umanità.

(Intervista di Enrico Proserpio)


11 commenti:

  1. Una vera e propria gemma Aldo !! Grazie. Puoi indicare alcuni libri di Palomba che si possono leggere e trovare oggi ? L' economia infatti è sulla bocca di tanti ma pochissimi la intendono in senso sanamente tradizionale. Dunque ritengo l' opera del Palomba davvero provvidenziale per mettere ordine e ci vorrebbe un altro Palomba anche in ambito scientifico. Potresti indicare qualche autorevole esempio tradizionale anche in ambito scientifico ? Oltre nasr nel campo della scienza islamica o capra ( il tao della fisica ) non mi vengono in mente altri autori. Un caro saluto Alberto

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  2. La pietra miliare dal punto di vista tradizionale è senz’altro “La morfologia economica” (UTET, 1970), fuori commercio ma acquistabile su ebay a meno di 40 euro. In seconda battuta, suggerirei il volume “Economia e Teologia” (La goliardica editrice, Roma 1976), purtroppo più difficile da trovare. Palomba è autore e studioso dimenticato, ma amatissimo da tutti quelli che ebbero in buona sorte di conoscerlo o di averlo come professore all’università.
    Un Palomba in ambito scientifico a parte Nasr e Capra? Per certi aspetti direi un Nicola Dallaporta Xydias (laureato in fisica e scomparso nel 2003), soprattutto nel suo “Scienza e Metafisica. Uno pseudo contrasto tra due domini complementari” (Gabrielli editore, 1997) e anche e soprattutto quel gigante assoluto che fu Pavel Florenskij. Altri nomi in questo momento non mi vengono in mente.

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  3. Grazie aldous molto affascinante la figura di Dellaporta. Il mondo ha bisogno di figure simili, di spiriti grandi e universali che trascendono le miserie e ristrettezze umane.

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  4. Articolo molto interessante, ringrazio come al solito Aldo per la segnalazione.

    Mi sfugge però cosa intenda riguardo al rapporto fra Italia ed Europa e quindi la metafora dell'imbarazione che deve naufragare (in questo caso la nazione Italia o l'Europa continente) per un bene più grande.

    Io direi che senza mezzi termini oggi molte nazioni europee che hanno aderito all'Unione Europea ed all'euro, stanno palesemente naufragando poichè a capo dell'Europa non vi è un nobile intento di unire tanti popoli diversi ma contigui sotto un unico ideale socio-economico di fratellanza, ma bensì oligarchie economico-finanziarie che del governo unico europeo, si servono per governare ad un raggio più ampio del normale, molti paesi diversi.

    Non penso che quindi Palomba si riferisse a questo, ma evidentemente a qualche altro argomento che non ho ben afferrato.

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  5. Grazie Aldo per aver segnalato questa interessantissima intervista.
    Conosco Palomba per via di ciò che ho potuto leggere degli archivi della rivista Metapolitica e mi ha sempre impressionato per le sue conoscenze a 360 gradi; ho trovato anche molto divertenti i "dialoghi" che ha scritto tra una taoista e un cattolico, e tra un ebreo e un cattolico. Non sono ancora riuscito a recuperare un suo testo di economia la cui lettura dopo aver letto questa intervista mi sembra piuttosto fondamentale.
    Pur conoscendo un minimo e stimando Florenskij e Dallaporta Xydias non sono entrato in contatto con i loro scritti in ambito scientifico, e al riguardo mi sento di consigliare l'opera (ahimè piuttosto introvabile) di Marco Todeschini, il quale - distante dagli studi tradizionali - ha saputo far convergere le sue ricerche scientifiche in una stabile struttura unifenomenica (cioè la fantomatica teoria del tutto, messa nera su bianco più di sessant'anni fa) che risponde alle leggi della fluidodinamica, evidenziando dei paralleli tra le sue scoperte e alcuni scritti tomistici. I risultati della sua ricerca sono di una sinteticità e validità esemplari, che chiunque si interessi di studi in campo tradizionale e metafisico può far fruttare. Proporrei un paragone un po' azzardato definendo il suo un itinerario della Scienza in Dio...
    Un caro saluto, Paolo M.

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  6. Mi unisco alle belle parole d Alberto. Una grande intervista che ci fa conoscere un autore di vero spessore su una disciplina come quella economica apparentemente molto distante dalla Metafisica.

    cordiali saluti
    Paolo C.

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  7. Ringrazio molto gli amici per i commenti. Dobbiamo essere grati a Dentice D’Accadia per aver recuperato uno studioso di vaglia e un autore tradizionale a tutto tondo che l’irriconoscente disinteresse della famiglia e la colpevole ignoranza degli editori stavano destinando all’oblio. Ci è giunta voce che a breve verrà discussa la prima tesi universitaria su Palomba, precisamente presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, al Dipartimento di Economia di Capua (Caserta). L’autore è il laureando Angelo Petrella. Una nobile e intelligente iniziativa che è senz’altro di buon auspicio e che può preludere a un rinnovato interesse per lo studioso campano tanto stimato e apprezzato da Guénon.

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  8. Provo a rispondere a Fabrizio. Direi che l'interpretazione che viene data del pensiero di Palomba è che l'Italia e l'Europa devono naufragare per un bene più grande, a noi non facilmente comprensibile, che forse però comprenderemo meglio i prossimi anni. A vedere la storia europea degli ultimi cento anni infatti l'Europa ha subito diverse mortificazioni, essendo passata da continente egemone della politica mondiale ad un'entità politica indistinta e quasi irrilevante. Mi viene in mente che anche Del Noce parlava dell'Italia fascista come della vittima designata di un pensiero "moderno" sbagliato. A voler guardare la geografia poi, l'Italia avrà sempre la sua posizione politica del tutto peculiare dettata dal fatto che ospitando dentro i suoi confini la Città del Vaticano, ne subisce l'influenza politica non sempre benevola (soprattutto per quanto riguarda la politica estera..), e conseguentemente ne risente anche quando si tratta di provvedere alla legittima tutela dei suoi interessi nazionali. Forse l'Italia è ancora il giardino dell'impero, quella terra da ammirare e da saccheggiare come lo è stata per tanti secoli.

    Ho anch'io una domanda : tra i Traghettatori dell'umanità ci sono anche Nikola Tesla e Giuseppe Mazzini. Li conosco entrambi molto superficialmente, ma non mi sembra che fossero studiosi di metafisica, anzi soprattutto riguardo allo scienziato serbo mi pare che il suo pensiero sfoci in una specie di immanentismo radicale, quasi nicciano. Mazzini invece da quel poco che ho letto so conosceva la teologia cristiana più di un buon prete di oggi :) Ma, a parte questo, c'è dell'altro o la sua missione di traghettatore si limita al significato della riunificazione dell'Italia?

    saluti
    Paolo C.

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  9. Antonio Dentice4 ottobre 2015 16:11

    Salve, sono l'autore dei due testi su Giuseppe Palomba ("Giuseppe Palomba. Tra scienza ed esoterismo", Tipheret, 2013; e "L'economista Giuseppe Palomba. Metafisica dell'economia", Bonanno, 2013 - tra un annetto uscirà il terzo volume che concluderà il ciclo).

    Sollecitato dal gentilissimo Aldo La Fata rapidamente rispondo alle domande:

    1) PALOMBA ED EUROPA.
    Sì, Palomba intendeva proprio quello che ho scritto, da diretta testimonianza del Prof. Angelo Calabrese (giornalista e critico d'arte) che l'ascoltava in aula a Napoli.

    Ovviamente, com'è logico, com'è buonsenso, dobbiamo tenere conto che Palomba ispirato ispirò una idea a cavallo tra Mazzini e Jaspers nel Novecento... quindi non aveva alcun obbligo di conoscere le effettive storpiature/deviazioni/problemi concreti derivanti dall'Europa di oggi. Palomba è morto nel 1986... ed il Professor Calabrese l'ascoltava quand'era ventenne. Se la matematica non c'inganna...

    Inoltre dobbiamo considerare che Palomba ha vissuto gli orrori del Fascismo. Sentiva senz'altro la necessità di una maggiore interconnessione tra gli Stati.

    Nel leggere Palomba è importante concentrarsi nell'universo del suo pensiero (contestualizzandolo), evitando di influenzarci colle ombre delle nostre idee e situazioni specifiche.

    2) PALOMBA E MAZZINI
    I riferimenti di Palomba sono approssimativi. Di Mazzini apprezzava soprattutto i "Doveri": dell'uomo verso Dio, lo Stato, ecc. Quel riferimento diventa prezioso se innestato col resto della sociologia economica nel definire qualitativamente l'"Universo di Apollo".Nulla più.

    Non credo diventi (strettamente) necessario individuare i singoli "traghettatori". L'economista prende da "questo e da quello" quanto gli basta per chiarire certe idee.

    Sul significato del "traghettamento" Palomba intende chiaramente un fatto a tutto tondo: economico, politico, filosofico, religioso e spirituale. Nella fase finale della sua vita (anni Ottanta) questo fatto sarà ancora più evidente.. ma è materia del prossimo volume.

    RingraziandoVi
    Antonio Dentice d'Accadia

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  10. P.S.

    Mi è sfuggito un particolare. Quando nel'intervista cito "Tesla" tra gli esempi non intendo quelli direttamente espressi da Palomba, intendo figure particolarmente progressiste e all'avanguardia nell'immaginario collettivo.

    Nello specifico Palomba cita: S. Francesco, Mazzini, Buddha, Eckhart... e numerosi sono i riferimenti indiretti ad Heisenberg. Inoltre Mozart è citato come esempio dell'Universo apollineo (in "La crisi della civiltà moderna").

    Antonio Dentice d'Accadia

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  11. Ringrazio Antonio per la cortese risposta. Certo, occorre sempre contestualizzare la temperie in cui viveva e scriveva Palomba. Oltretutto l'esigenza di trovare un'unità spirituale europea era sentita anche da parte cattolica in quel periodo bellico, come scrive Panunzio in "Metapolitica".

    cordiali saluti

    Paolo C.
    Paolo C:

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