20/12/08

Ignazio e Filippo, il guerriero e il giullare




Provate gli spiriti se sono da Dio

Dagli «Atti» raccolti da Ludovico Consalvo
dalla bocca di sant'Ignazio
8Cap. 1, 5-9; Acta SS. Iulii, 7, 1868, 647)

Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d'altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna. Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l'azione di Dio misericordioso.
Infatti, mentre leggeva la vita di Cristo nostro Signore e dei santi, pensava dentro di sé e così si interrogava: «E se facessi anch'io quello che ha fatto san Francesco; e se imitassi l'esempio di san Domenico?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d'animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. Quando pensava alle cose del mondo era preso da grande piacere; poi subito dopo quando, stanco, le abbandonava, si ritrovava triste e inaridito. Invece quando immaginava di dover condividere le austerità che aveva visto mettere in pratica dai santi, allora non solo provava piacere mentre vi pensava, ma la gioia continuava anche dopo.
Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenze fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia. Fu la prima meditazione intorno alle cose spirituali. In seguito, addentratosi ormai negli esercizi spirituali, costato che proprio da qui aveva cominciato a comprendere quello che insegnò ai suoi sulla diversità degli spiriti.

Preghiera

O Dio, che a gloria del tuo nome hai suscitato nella Chiesa
sant'Ignazio di Loyola, concedi anche a noi, con il suo
aiuto e il suo esempio, di combattere la buona battaglia
del Vangelo, per ricevere in cielo la corona dei Santi. Amen

Preghiera

O mio caro e santo patrono Filippo
io mi butto fra le tue braccia e per amore di Gesù,
per amore di quell'amore che fece di te un eletto
ed un santo, io ti supplico di pregare per me,
affinché come Egli ha condotto te al cielo,
così a suo tempo conduca al cielo pure me.
Tu hai provato le tribolazioni ed i periodi di questa vita;
tu conoscesti bene quale conto si debba fare agli assalti
del maligno, degli scherni del mondo e delle tentazioni
della carne e del sangue. Tu apprendesti quanto sia
debole l'umana natura, e quanto sia traditore il cuore umano
e questo ti ha colmato di una simpatia e di una compassione
così tenera che anche ora godi della gioia di una gloria
ineffabile e di una ineffabile beatitudine, puoi, io lo so,
dedicare a me un pensiero. Ricordati dunque di me, o
mio caro san Filippo, ricordatene nonostante che io talvolta
sembri dimenticarmi di te. Ottienimi tutte quelle cose
che mi sono necessarie a perseverare nella grazia di Dio
ed operare la mia salute eterna. Ottienimi mediante la
tua potente intercessione, la forza necessaria a combattere
una buona battaglia, a rendere testimonianza del mio Dio
e della mia religione, in mezzo ai peccatori, la forza di
reggere allorché Satana vorrebbe schernirmi o forzarmi
a fare qualche cosa di male, la forza di superare me stesso,
di fare tutto il mio dovere e così poter andare esente da
colpa nel giorno del giudizio. Vaso dello Spirito Santo,
apostolo di Roma, santo dei tempi primitivi,
prega per me.

Card. John Henry Newman C.O.)

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