19/03/16

Youri Mamleev


Youri Mamleev è uno dei più esaltanti scrittori russi contemporanei”. Lo scrivono Thierry Jolif e Nicolas Roberti in una bella recensione al suo libro  Destin de l’être, suivi de Au-delà de l’hindouisme et du bouddhisme, (L’Age d’Homme, 2012) apparso sulla pagina web
Di Youri Mamleev, autore paragonato a Kafka, Dostoevsky,  Edgar Allan Poe e all’ultimo Gogol, in edizione italiana esiste, purtroppo, solo "Il killer metafisico" pubblicato dalla Voland Edizioni nel 2012. Nell’attesa che qualche nostro editore si accorga di lui, ecco un suo breve profilo scritto da Donatella Possamai sulla Treccani. 

“Scrittore russo, nato a Mosca nel 1931. Il padre, psichiatra, nel 1937 cadde vittima del terrore staliniano. Dopo essersi diplomato nel 1955 presso l'Istituto tecnico-forestale di Mosca, M. divenne insegnante di matematica e mantenne questa occupazione fino al 1974. Nei primi anni Cinquanta del 20° sec. cominciò a interessarsi di filosofia e a organizzare regolarmente nella sua abitazione le riunioni di un piccolo gruppo underground di intellettuali con interessi a sfondo esoterico, dalla psichiatria alla teosofia, all'occultismo. Nel corso di queste serate, chiamate 'gli incontri di Južin' dal nome del vicolo dove si trovava l'appartamento in coabitazione dello scrittore, M. iniziò a leggere agli amici i suoi primi racconti. Fu proprio in questi anni che prese a manifestarsi quella viva attenzione per gli stati estremi della psiche che caratterizzerà molte delle sue opere. Nel 1974 è emigrato insieme alla moglie negli Stati Uniti dove ha insegnato letteratura russa presso la Cornell University di Ithaca per otto anni. Trasferitosi a Parigi nel 1983 ha continuato a insegnare lingua e letteratura russa. Dopo aver ottenuto nuovamente la cittadinanza russa nel 1991, è rientrato a Mosca nel 1994.
Già dagli anni Sessanta M. era piuttosto conosciuto in patria, anche se in circoli ristretti, grazie alla diffusione di alcuni suoi testi in samizdat, l'editoria clandestina del periodo sovietico. La vera notorietà gli è giunta, tuttavia, solo nel periodo dell'emigrazione. In seguito alla pubblicazione nel 1980 a New York della raccolta The sky above hell and other stories (Nebo nad adom, Il cielo sopra l'inferno, dal titolo di uno dei racconti) è divenuto infatti membro del Pen Club americano. Nel 1982 è uscita una seconda raccolta di racconti, seguita tre anni più tardi dal romanzo Moskovskij gambit (Gambetto moscovita). Uno dei suoi romanzi più noti, ŠŠatuny (tradotto in italiano con il titolo Il killer metafisico, 1997), scritto dal 1966 al 1968, è stato pubblicato per la prima volta a Parigi solo nel 1987. I personaggi narrati sono, come nella tradizione di Dostoevskij, portatori di un'idea che li ossessiona: uno dei protagonisti, Fedor Sonnov, è un maniaco omicida che uccide compulsivamente nella speranza di penetrare il segreto dell'oltretomba attraverso l'anima della vittima e svelare così il mistero della morte. In M. le problematiche escatologiche dei personaggi si combinano con il naturalismo brutale ed estremo delle loro azioni e il mondo dell'aldilà si coniuga con la squallida vita quotidiana degli appartamenti in coabitazione nella Mosca degli anni Sessanta.
Dal 1990 le sue opere hanno cominciato a essere regolarmente pubblicate in Russia: oltre a saggi di filosofia e commedie sono uscite le raccolte di racconti Utopi moju golovu (Seppellisci la mia testa nell'acqua, 1990), Golos iz ničto (Voce dal nulla, 1991), Večnyj dom (La casa eterna, 1991), Čërnoe zerkalo (Lo specchio nero, 1998), Bunt luny (La rivolta della luna, 2001) e i romanzi Bluždajuščee vremja (Il tempo errante, 2001) e Mir i chochot (Il mondo e il riso, 2003). Al pari di tutta la sua produzione letteraria, anche queste ultime opere si inseriscono nella tradizione del 'realismo metafisico', termine che la critica ha riscoperto proprio in relazione ai racconti e romanzi di M. e che ben li caratterizza. In Mir i chochot il protagonista sparisce improvvisamente dal suo appartamento lasciando dietro di sé nient'altro che un biglietto e la sua immagine riflessa nello specchio. La ricerca dello scomparso scatena una girandola di avvenimenti che vedrà coinvolti, oltre ai parenti e agli amici, medium, circoli esoterici, sette mistiche in un totale annullamento dei confini tra mondo reale e aldilà.
Di M., oltre al già citato Šatuny, in italiano è uscito il racconto Il quaderno di un individualista nell'antologia Russkie cvety zla, curata da V. Erofeev nel 1995 ed edita in Italia nel 2001 con il titolo I fiori del male russi.
Youri Mamleev è morto il 26 ottobre 2015.

14/03/16

Un nuovo numero di "Lettera e Spirito"


Pensando di fare cosa gradita, proponiamo la pubblicazione di un’anteprima del n. 40 della rivista telematica Lettera e Spirito, dedicato allo studio di una condizione imprescindibile per ogni cammino di ricerca spirituale: il silenzio e la pace del cuore.
Nel primo articolo, La malattia dell’angoscia, René Guénon tratta dello stato di squilibrio e instabilità che caratterizza la nostra epoca e di come questo generi inquietudine o addirittura angoscia, mali che trovano rimedio nella vera conoscenza.
Bruno Montolio, ne I misfatti della fretta, mette in risalto come il mondo in cui viviamo sia sovente preda dei nefasti influssi di tale vizio, evidente ostacolo all’elevazione dell’essere.
Del celebre trattato La vita solitaria di Petrarca, si propone un estratto della prima parte, dove spicca il contrasto tra la condizione d’agitazione e turbamento di un ricco e disonesto cittadino e, per converso, le possibili aperture spirituali favorite nell’uomo virtuoso dalla vita solitaria, trascorsa nella calma e nel silenzio della natura. 


Ricordiamo che tutti gli articoli possono essere scaricati gratuitamente in formato pdf.

A. C. Pardes

09/03/16

Intermezzo ufologico: “Wonders in the sky”


Aldo La Fata
 

Quello degli Ufo è un argomento fatto apposta per attirare un certo tipo di pubblico (di solito il più credulone, ma anche gli entusiasti e gli appassionati di fantascienza) e nello stesso tempo per tenere a debita distanza le persone cosiddette “serie”, con i piedi ben piantati per terra. Questi ultimi mancherebbero di fantasia, mentre i primi sarebbero sopraffatti dalla magica potenza del fantasticare. E dunque, a chi manca di fantasia non si dovrebbe mai parlare di Ufo per evitare i sorrisini di compatimento, le ironie più o meno feroci, l’aria di sufficienza, lo sberleffo e simili; a chi ne ha troppa, invece, per evitare che la loro condizione di dipendenza dall’immaginazione degeneri nella psicopatologia.
In questa circostanza pertanto, ci rivolgiamo esclusivamente a quelle persone che pur avendo imparato a ragionare con Aristotele in modo strutturato, argomentato e critico, non disdegnano di tanto in tanto qualche pindarica evasione.

E’ nostra abitudine durante le vacanze estive fare letture rilassanti e non impegnative, ma comunque mai prive di oggettivo valore. L’estate scorsa, ad esempio, ci siamo concentrati su tre corposi volumi di argomento affine, con l’idea di scrivere, almeno per uno di essi, una recensione per il Corriere. Il primo è stato “Mondi sotterranei” (Ed. Mediterranee, 2012) di Walter Kafton-Minkel (uno pseudonimo); il secondo, “Storie delle terre e dei luoghi leggendari” (Ed. Bompiani. 2014) di Umberto Eco e il terzo, in lingua inglese, “Wonders in the sky: unexplained aerial objects from antiquity to modern times and their impact on Human Culture, History, and Beliefs” (Jeremy P. Tarcher/Penguin, New York 2009) di Jacques Vallée  e Chris Aubeck. I primi due, sicuramente ben fatti e documentati, li abbiamo trovati francamente noiosi, pedanti e senza slancio – eccezion fatta per la bellissima parte illustrativa del volume di Eco -,  mentre il terzo è riuscito a catturare la nostra attenzione dalla prima all’ultima riga (e stiamo parlando di un libro di ben 500 pagine!).

Qualcosa sugli autori.

Jacques Vallée  (nato nel ’39, master in astrofisica conseguito in Francia e laurea in ingegneria informatica) - è probabilmente l’autore più serio e qualificato al mondo sul tema degli “oggetti volanti non identificati”. Il suo originale e mai banale modo di pensare e di affrontare la complessa e controversa questione degli Ufo, rivela una personalità ben strutturata e un’intelligenza brillante e intuitiva. I suoi libri hanno conosciuto diverse edizioni nelle principali lingue europee, nondimeno risultano di difficile reperimento. Ad esempio, la prima edizione del suo “Passport to Magonia: From Folklore to Flying Saucers” (Chicago, IL, U.S.A.: Publ. Henry Regnery Co. 1969) viene proposto su Amazon a 150 Euro! Il ché la dice lunga sulla loro qualità e successo editoriale.


Nell’ambito degli studi ufologici, Vallée può essere accostato per competenza e intelligenza del problema, solo ad Aimé Michel scomparso  nel 1992 e considerato, a ragione, “il papa dell’ufologia”. I due, nonostante le storie personali così diverse e distanti (Vallée, un capitalista senza Dio; Michel, un uomo che si definiva “un ribelle patologico” di solida fede cattolica) erano molto amici, a dimostrazione che non è necessario pensare allo stesso modo per intendersi perfettamente.
Fin dai suoi esordi, Vallée scopre negli studi  di Mircea Eliade, e in seguito in quelli del suo geniale erede Ioan P. Couliano, una fonte continua d’ispirazione. Di Couliano in “Wonders in the sky” vengono citati ampiamente “Out of this World: Otherworldly Journeys from Gilgamesh to Albert Einstein ” (Boston, 1991) e la sua rivista “Incognita”. Lo storico delle religioni romeno aveva scoperto una cosa terribile che si ha paura anche solo a sussurrare, ovvero che la magia – la più lontana progenitrice dalla psicanalisi - non è per niente una banale superstizione come credono gli illuministi e i razionalisti di ieri e di oggi, ma un efficacissimo “metodo di controllo” dell’individuo (e non solo!). Metodo nel passato riservato a pochi dotati individui, uomini e donne, e nell’età moderna confluito nella cosiddetta psicologia sociale (psicosociologia), messa al servizio dei nuovi “persuasori occulti”: spie, finanzieri, capi d’industria, uomini politici, giornalisti, esperti di comunicazione, agenti pubblicitari, ecc. ecc.. Vallée, per parte sua e in modo del tutto indipendente, era arrivato ad analoga conclusione per quanto riguarda gli Ufo, teorizzando che si tratti di un “sistema di controllo”,  di una qualche forma di condizionamento psichico del genere umano. Manovrato da chi e perché, non si sa. Oggi, però, Vallée ritiene che “sia giunto il momento di guardare il problema  da una prospettiva più ampia e di condurre uno studio nuovo e obiettivo del materiale accumulato” (“Confrontations. A Scientist’s Search for Alien Contact”, 1998). Conclusione accettabile e condivisibile.

Chris Aubeck,  nato a Londra, vive e lavora a Madrid dove insegna lingua inglese. Studioso di mitologia, folclore e filologia, ha creato negli anni novanta un gruppo internazionale di studio di livello universitario sui fenomeni aerei anomali nel passato – del quale fanno parte anche gli italiani Edoardo Russo e Giuseppe Stilo del Centro Italiano Studi Ufologici (C.I.S.U.) -, il “Magoniax Project”.  La documentazione raccolta in sei anni di ricerche attraverso la consultazione di codici, pergamene, manoscritti, incunaboli, libri antichi, gazzette e giornali d’epoca si trova ora nel volume di cui stiamo parlano. Una rassegna di ben 500 casi catalogati che vanno dall’anno 1000 a.C. agli esordi del XIX secolo.
Aubeck ha sempre ritenuto, probabilmente non a torto, che la documentazione disponibile dopo il fatidico avvistamento di Kenneth Arnold del 24 giugno 1947, non dovesse essere presa in considerazione, stante la presenza in essa di soverchianti elementi spuri che, sovrapponendosi al fenomeno nudo e crudo, rendono difficile e problematica la sua serena e oggettiva interpretazione.

Qualcosa sui contenuti.

Come abbiamo già detto, si tratta di cinquecento casi repertoriati e disposti in ordine cronologico. Considerata l’estrema difficoltà di individuare i documenti utili alla ricerca e di incappare in quelli giusti, non ci sembra un risultato da poco. Per ogni singolo caso sono riportate fonti, datazioni, luogo di provenienza, a volte illustrazioni in bianco e nero e un simbolo ripreso  con originalità dall’ornamentistica medievale che  ne illustra visivamente la tipologia (luci, oggetti volanti, rapimenti, fenomeni con tracce fisiche, entità, entità associate a fenomeni aerei, comunicazioni) consentendo al lettore di capire subito la caratteristica dell’evento descritto.

Molto interessanti le fonti classiche, latine e romane: Giulio Ossequente, Tito Livio, Cicerone, Plinio il Vecchio, Seneca, Boezio. Come risaputo, gli antichi romani avevano l’abitudine di mettere per iscritto i fatti più rilevanti accaduti anno per anno in apposite raccolte (Annales) e di esporli al popolo su una tavola bianca (tabula dealbata) presso la  dimora  del pontefice massimo che ne era l’autore. In tal modo chiunque sapesse leggere poteva prenderne visione. E’ quindi assai probabile che i fatti prodigiosi narrati da questo o da quell’autore latino, fossero espunti da quegli elenchi, purtroppo in seguito in gran parte andati perduti.
Altre fonti più tarde citate nel libro sono relative ad un periodo intermedio tra VI e XVIII secolo e vi troviamo altri nomi abbastanza noti agli storici come ad esempio John Lydus (Joannes Laurentius Lydus) amministratore e scrittore bizantino del VI secolo; il coevo Grégoire de Tours (Georgius Florentius Gregorius), autore della famosa “Histoire ecclésiastique des Francs”; Matteo di Parigi (Matthæus Parisiensis), monaco benedettino, cartografo e illuminato scrittore e versificatore (XIII secolo);  John Howie, biografo scozzese del XVIII secolo.
Per finire, numerosi gli episodi tratti da manuali scientifici, annuari, testi di meteorologia, astronomia, gazzette e giornali d’epoca.
Il caso n. 500 risale all’anno 1879 e la sua fonte è un giornale di Chicago (Illinois).  

Ma il libro non finisce qui e nella sua seconda parte, intitolata “Myths, Legends, and Chariots of the God”, troviamo un elenco di episodi estrapolati appunto dalla letteratura religiosa.  Materiale assai difficile da trattare  che sarebbe ingenuo affrontare con le categorie della logica o con quelle altrettanto schematiche di vero- falso. Tutto quanto si può dire, come correttamente fanno gli autori, è che in taluni casi la spiegazione più semplice e plausibile  - dall’espediente letterario all’allucinazione, dall’immaginazione al fenomeno naturale, dall’esperienza mistica alla suggestione – sembrerebbe improbabile. Il ché naturalmente non vuol dire impossibile. Per ragioni di completezza i casi vengono comunque riportati, ma onestamente si riconosce di non essere qualificati a dare un giudizio conclusivo. Per soprammercato non si può escludere la possibilità, anche per la letteratura religiosa, di interpolazioni,  manipolazioni e frode.

Criteriologia.

Ingente il materiale scartato dai nostri bravi ricercatori, a cominciare dai casi che potevano essere frutto di osservazioni errate o di errate interpretazioni. Scartati tutti i casi di probabili illusioni ottiche, di effetti atmosferici particolari (oggi riconoscibili dagli addetti ai lavori), di fenomeni del tipo meteore, aurore boreali, comete, tornado, fulmini globulari e simili. Con il medesimo criterio sono stati esclusi tutti gli eventi correlati con qualche importante fatto bellico, politico o religioso  e anche quelli dove sorge il sospetto di manipolazione o frode. Insomma, una scrematura davvero notevole.   
Si tenga poi presente che da questo già di per sé imponente lavoro di selezione, sono state esclusi totalmente miti, leggende e tradizioni orali attinenti – e ce ne sono! - dei cosiddetti popoli senza scrittura (africani, australiani, polinesiani, nativi americani, ecc.) ampiamente documentati sia dai primi esploratori di quelle terre che, in seguito, da etnologi, antropologi e storici delle religioni. Ugualmente si è dovuto rinunciare in massima parte alle fonti indiane e asiatiche che avrebbero richiesto un pool di ricercatori e di risorse umane operanti sul posto. 

Per quanto riguarda i criteri di valutazione del materiale indagato usati in questa complicata ricerca, gli autori ci informano che sono stati i seguenti: la credibilità delle fonti; l’esatta collocazione degli avvenimenti nello spazio e nel tempo; la precisa descrizione del fenomeno; l’identificazione del testimone e infine la sua credibilità personale. Si sono pertanto privilegiate le testimonianze di personaggi di sicuro prestigio sociale e culturale (di solito filosofi, pensatori, artisti, letterati, chierici e uomini di scienza). Tra i testimoni di questi eventi anomali compaiono, di tanto in tanto, nomi illustri e inaspettati, come Galileo, Michelangelo, Casanova, Goethe e altri.

Un ulteriore aspetto originale e interessante di questa ricerca è la volontà di estendere il campo tematico della cosiddetta “ufologia classica”, fatta per lo più di sola casistica, a ogni aspetto della conoscenza umana,  dal folklore all’antropologia, dall’astrofisica all’etnologia, dalla parapsicologia alla storia delle religioni.

Conclusioni.

Se si è intellettualmente onesti, di fronte a questo imponente materiale non si può restare né scettici né completamente indifferenti. Da un punto di vista rigorosamente scientifico gli “ufo del passato” non sono certo la prova o la “canna fumante” dei moderni Ufo, ma è fuori di dubbio che le descrizioni di quelli gli assomiglino parecchio.
Personalmente riteniamo che il problema di non poco conto sollevi importanti questioni che interpellano lo storico come lo scienziato, ma anche il filosofo come il teologo (1) (sociologi e psicologi sono già stati chiamati in causa e più di una volta hanno detto la loro) e non vada pertanto sottovalutato o preso sottogamba.  
Negli anni cinquanta il nostro Julius Evola trattando l’argomento in un suo articolo apparso sulla stampa (in seguito, se la memoria non ci inganna, ebbe a scriverne altri due), intelligentemente non formulava ipotesi, ma si limitava a dire che se si fosse trattato di “macchine volanti dadi e bulloni”, bisognava solo attendere che un guasto ne buttasse giù una. Attesa, a distanza di più di sessant’anni da quella osservazione, rivelatasi evidentemente vana.

Il buon Vallée, dal canto suo, in “Dimensions. A Casebook of Alien Contacts” (1998)”, interrogandosi preoccupato, si chiedeva cosa avremmo potuto scoprire dietro il misterioso, enigmatico e sfuggente fenomeno. E si rispondeva con queste tre inquietanti domande: “Forse una mostruosità sovrumana che non si può contemplare senza perdere la ragione? Forse una solenne assemblea di saggi? O l’esasperante semplicità di un meccanismo incustodito?”. 
Nessuno ad oggi sembra possedere la vera risposta (dubitiamo seriamente che le superpotenze, per quanto ben informate e documentate, ci abbiano davvero capito qualcosa), ma forse è giunto il momento di prendere letteralmente “il toro per le corna” e affrontare la questione senza pregiudizi e senza paure, con spregiudicatezza e possibilmente senza turlupinare il prossimo, come appunto hanno fatto con onore gli autori di questo libro. 



(1)   Tra i teologi che si sono occupati di Ufo ricordiamo lo scomparso Corrado Balducci (gesuita) - e il professore di teologia fondamentale a Monaco, il tedesco Armin Kreiner. Di quest’ultimo si segnalaJesus, UFOs, Aliens. Außerirdische Intelligenz als Herausforderung für den christlichen Glauben” (2011), già tradotto in diverse lingue europee e disponibile in italiano presso la Editrice Queriniana con il titolo “Gesù, gli UFO e gli alieni”. Libro tra l’altro recensito con rispetto “professionale” da un Gianfranco Ravasi sul “Domenicale” del Sole 24 Ore.