14/05/17

Pio XII e Fatima, l’appunto segreto sul “miracolo del sole”


Del “miracolo” visto da Pio XII aveva parlato per primo, e unicamente, il cardinale Federico Tedeschini durante un’omelia. Nove anni fa, dall’archivio della famiglia Pacelli, è emerso un appunto autografo del Papa. Un testo inedito su quella visione. Si tratta di un appunto manoscritto vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della vita del Pontefice, nel quale in prima persona Pio XII racconta ciò che gli era accaduto. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo. Papa Pacelli lo scrisse riutilizzando un foglio che sull’altra facciata portava alcune righe dattiloscritte per un’udienza: una conferma del carattere parsimonioso del Pontefice nato a Roma, che era solito spegnere lui stesso le luci nelle sale del Vaticano dopo le udienze e spesso riutilizzava le buste con il quale gli veniva recapitato il quotidiano programma delle udienze. 
L’appunto - emerso nove anni fa - di Pio XII in cui è raccontato il “miracolo del sole”.  
 «Era il 30 ottobre 1950», antivigilia del giorno della solenne definizione dell’Assunzione, spiega Pio XII. Il Papa si accingeva per proclamare dogma di fede ciò che la Chiesa aveva sempre creduto fin dai primi secoli, e cioè l’assunzione corporea in cielo della Madonna al momento della morte. Lo faceva dopo aver consultato l’episcopato mondiale, unanimemente concorde: soltanto 6 risposte su 1.181 avevano manifestato qualche riserva. Verso le quattro di quel pomeriggio faceva «la consueta passeggiata nei giardini vaticani, leggendo e studiando». Pacelli ricorda che, mentre saliva dal piazzale della Madonna di Lourdes «verso la sommità della collina, nel viale di destra che costeggia il muraglione di cinta», sollevò gli occhi dai fogli. «Fui colpito da un fenomeno, mai fino allora da me veduto. Il sole, che era ancora abbastanza alto, appariva come un globo opaco giallognolo, circondato tutto intorno da un cerchio luminoso», che però non impediva in alcun modo di fissare lo sguardo «senza riceverne la minima molestia. Una leggerissima nuvoletta trovavasi davanti». «Il globo opaco - continua Pio XII nell’appunto - si muoveva all’esterno leggermente, sia girando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma nell’interno del globo si vedevano con tutta chiarezza e senza interruzione fortissimi movimenti».   
Il Papa attesta poi di aver assistito allo stesso fenomeno il giorno seguente, 31 ottobre, e anche il 1° novembre, nel giorno della definizione del dogma dell’Assunta; quindi di nuovo l’8 novembre. Poi non più. Ricorda pure di aver cercato «varie volte» negli altri giorni, alla stessa ora e in condizioni atmosferiche simili, «di guardare il sole per vedere se appariva il medesimo fenomeno, ma invano; non potei fissare nemmeno per un istante, rimaneva subito la vista abbagliata». 
È da notare come il Papa non parli mai di “miracolo”, né si lanci in possibili interpretazioni. Ma certamente rimase colpito dalla coincidenza. Nei giorni seguenti, Pio XII riferiva il fatto a cui aveva assistito «a pochi intimi e a un piccolo gruppo di Cardinali (forse quattro o cinque), fra i quali era il Cardinal Tedeschini». Quest’ultimo, nell’ottobre dell’anno seguente, il 1951, si doveva recare a Fatima per chiudere le celebrazioni dell’Anno Santo. Prima di partire era stato ricevuto in udienza e aveva chiesto al Papa di poter citare quella singolare visione del sole roteante nell’omelia. «Gli risposi: “Lascia stare, non è il caso”. Ma egli insistette - continuava Pio XII nel manoscritto - sostenendo l’opportunità di tale annuncio, ed io allora gli spiegai alcuni particolari dell’avvenimento». «Questa è, in brevi e semplici termini - concludeva Papa Pacelli - la pura verità». «Pio XII era persuasissimo della realtà del fenomeno straordinario, cui aveva assistito ben quattro volte», ha testimoniato a suo tempo suor Pascalina Lehnert, la religiosa governante dell’appartamento papale.  
Il cosiddetto “miracolo del sole”, come abbiamo ricordato, si era già verificato il 13 ottobre 1917 a Fatima, durante l’ultima delle apparizioni ai tre pastorelli. Così lo raccontò nella sua cronaca M. Avelino di Almeida, giornalista laico e non credente, inviato del quotidiano “O Seculo” e testimone oculare: «E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone... Si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse».  

Pio XII era molto legato a Fatima: la prima apparizione ai tre pastorelli era infatti avvenuta il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui Pacelli veniva consacrato arcivescovo nella cappella Sistina. È attestato che Pio XII e la veggente suor Lucia Dos Santos, rimasero sempre in contatto, e il Pontefice, nell’ultimo anno della sua vita, conserverà il testo del Terzo segreto di Fatima nel suo appartamento. A mantenere i contatti diretti tra Lucia e il Papa era la marchesa Olga Morosini Cavadal, la donna che nel 1977 accompagnò il patriarca di Venezia Albino Luciani dalla veggente di Fatima nel monastero di Coimbra: «Varie volte - ha dichiarato la marchesa al processo di beatificazione di Pacelli - trasmisi messaggi del Santo Padre per suor Lucia e di questa per lui, ma siccome promisi di mai rivelare nulla a chicchessia, non mi sento autorizzata a farlo adesso». 



12/05/17

La sorprendente connessione tra la Madonna di Fatima e l’islam

Mentre ci avviciniamo al centenario delle apparizioni di Nostra Signora di Fatima, un aspetto che spesso resta inosservato è la sottile connessione con l’Islam. La Beata Vergine Maria apparve ai tre pastorelli nei pressi della città di Fatima, in Portogallo, un luogo chiamato in onore sia di una principessa musulmana che della figlia di Mohammed.
Durante il 12esimo secolo, in Spagna e Portogallo gli eserciti cristiani cercavano di riconquistare le città occupate dalle forze musulmane. In questo periodo un cavaliere chiamato Gonçalo Hermigues, insieme ai suoi compagni, catturò una principessa musulmana di nome Fatima. Si racconta che dopo la sua cattura, Fatima si sia innamorata di Gonçalo e che i due si siano fidanzati subito. Prima del matrimonio Fatima fu battezzata nella fede cattolica e prese il nome di Oureana. Si dice che le città portoghesi di Fatima e Ourém siano chiamate in onore questa principessa musulmana.
La cosa interessante è che alla principessa musulmana sia stato dato il nome di una delle figlie di Mohammed, Fatimah bint Muhammad, una donna altamente venerata nell’Islam. Le fu dato il titolo di al-Zahra, “colei che brilla”, e Mohammed una volta disse di lei: “Tu sarai la più benedetta di tutte le donne del Paradiso, dopo Maria” (sebbene i musulmani non credano alla verginità di Maria come i cattolici, nutrono comunque per lei un profondo rispetto).
Secondo Padre Miguel Angel Ayuso, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, questa connessione può essere una porta per il dialogo. In una riunione congiunta di preghiera del 2014, ha osservato che “la Chiesa cattolica riconosce che i musulmani onorino la madre Vergine di Gesù, Maria, e che la invochino con devozione… Maria è menzionata diverse volte nel Corano. Il rispetto nei suoi confronti è così evidente che quando viene menzionata nell’islam, si suole aggiungere “Alayha l-salam” (“Pace su di lei”)… Maria, modello sia per i musulmani che per i cristiani, è anche un modello di dialogo”.
Il venerabile Fulton Sheen propone un’interessante connessione tra la devozione musulmana per Maria e per la figlia di Mohammed, e l’apparizione di Nostra Signora a Fatima.
“Questo ci porta al nostro secondo punto, cioè il motivo per cui la Beata Madre, in questo ventesimo secolo, abbia dovuto rivelarsi in questo insignificante piccolo villaggio, in modo che tutte le generazioni future la ricordassero come “Nostra Signora di Fatima”. “Siccome Dio nei segni che ci manda ha attenzione per ogni più piccolo dettaglio, credo che questa scelta significhi che Dio abbia voluto mandare un segno di speranza anche ai musulmani. E per garantire che anche loro, che mostrano così tanto rispetto a Maria, un giorno accetteranno anche il suo Divino Figlio”.
Sorprendentemente, oltre ad essere meta dei pellegrini cristiani, il santuario di Fátima attira anche moltissimi musulmani. Vi si recano per vedere il luogo in cui la Vergine Maria apparve, in una città chiamata in onore di una delle donne che più venerano.

06/05/17

Tra vera gnosi e gnosticismo eretico. Colloquio con don Ennio Innocenti

DOMANDA: Don Ennio c’è molta confusione circa il concetto di “gnosi”. Quasi sempre è connotata negativamente in ambito cattolico, ma occorre fare chiarezza: tu distingui la gnosi pura dalla gnosi spuria. Puoi spiegarci la differenza?

RISPOSTA: «È vero che l’uso prevalente, in ambito cattolico, è di significato negativo, ma è giusto riconoscergli anche un significato positivo, quando la conoscenza (gnosi) è rivolta al mistero di Dio Trascendente e libero Creatore con la consapevolezza che l’accesso possibile a tale mistero è solo con la benevolenza (grazia) divina, come Gesù ha sottolineato: “Io sono la porta, nessuno va al Padre se non per me”. La gnosi pura è mistica, ma la mistica è segretamente accessibile a tutti, è una vita spirituale che cresce in collaborazione tra libertà e grazia».

D. La gnosi spuria contemporanea è presente in ambito cattolico anche fra personaggi di grande notorietà come De Lubac, Maritain, Rahner, Von Balthasar, Del Noce. Cominciamo da De Lubac, sospettato di modernismo ed esagerato estimatore dell’umanesimo rinascimentale. Secondo vari osservatori l’influenza del teologo francese al Concilio è stata decisiva.

R. «De Lubac, con altri gesuiti, era in contatto con un centro lovaniense che intendeva conciliare il tomismo col trascendentalismo. La sua apologia del cabalista Pico della Mirandola è in realtà la difesa di se stesso e di quelle tesi per le quali egli fu sospettato e anche seriamente accusato dai suoi superiori. Quanto alla sua influenza in Concilio, essa è solo mediata, non diretta, in quanto egli faceva parte, insieme a Rahner, della ampia Commissione Teologica, la quale filtrava i documenti da presentare alla decisione dell’Assemblea Conciliare. Bisognerebbe studiare i verbali di quella Commissione e ben pochi ne hanno avuto accesso. Per calibrare la personalità e ridimensionare il valore di De Lubac basta leggere la sua “Memoria intorno alle mie opere” edito da Jaca Book nel 1992. La difesa che Balthasar fece di De Lubac nel 1978 (Jaca Book) non è meno compromettente».

D. Don Ennio, tu scrivi che Von Balthasar, sembra dedicarsi all’impresa di “aprire al nemico” e tessere l’elogio di ciò che non è cattolico. Egli infatti afferma di proporsi di “demolire gli artificiosi muri d’angoscia che la Chiesa aveva innalzato intorno a sé contro il mondo” e di abbattere i bastioni di “una Chiesa che si deve aprire indifesa verso il mondo”. Tutto ciò che non è cattolico, scrive il teologo svizzero, esiste per ricordare alla Chiesa ciò che ancora deve essere incluso. In base a questo postulato non c’è il rischio di integrare nel cattolicesimo ciò che con esso non è conciliabile come il marxismo, il darwinismo o il freudismo?

R. «L’ex gesuita Balthasar, proveniente da studi di storia letteraria, era influenzato dal filotrascendentalismo che aveva coinvolto anche De Lubac e Teilhard. Gli errori moderni che tu nomini hanno tutti la stessa matrice: il razionalismo che si incrocia con il trascendentalismo da cui provengono sia il filone positivista sia quello idealista e poi esistenzialista. Le buone intenzioni di Balthasar vanno vagliate nelle sue voluminose opere (ciò che io ho fatto nel mio lavoro “La gnosi spuria”) indicandone le debolezze».

D. Karl Rahner ha elaborato l’idea dell’identità cristiana fondata su coscienza ed esperienza, cioè la cosiddetta “svolta antropologica”. Quali sono le sue fonti?

R. «Anche Rahner faceva parte del circolo filotrascendentalista. Anche lui, come De Lubac e Balthasar, non veniva da studi teologici. I superiori l’avevano destinato alla filosofia e per questo egli incrociò Heidegger, da Rahner esaltato come il suo “unico maestro”. Ma anche Heidegger era sotto ipoteca trascendentalista. Messosi, poi, a scrivere di Teologia, suscitando immediatamente serie riserve da parte dei suoi superiori, vi riversò il suo soggettivismo filosofico. Egli entrò nella Commissione teologica del Concilio senza speciali meriti teologici e Ratzinger se ne accorse solo dopo che fu respinto un lavoro che aveva redatto insieme a lui».

D. Affermi che la gnosi rahneriana sembra consistere nell’attingere la scienza di Dio non più dalla trascendenza soprannaturale e dalla rivelazione, ma dalla vitalità della storia: possiamo concludere che la conseguenza più importante di questa dinamica sembra essere la desacralizzazione e la dissacrazione del sacro? Deriva da ciò una certa socializzazione della religione?

R. «Sì, Rahner è uno gnostico come il suo vantato “unico maestro”. La deriva storicista, sociologista e politica fu manifesta nei suoi prediletti discepoli che ebbero peso nella teologia della liberazione, poi bloccata da Ratzinger».

D. Don Ennio ne “Influssi gnostici nella Chiesa d’oggi” riporti brani dell’epistolario fra Karl Rahner e la sua discepola e devota Luise Rinser; quest’ultima così scrive al suo mentore nel maggio 1965: «Sai qual è la maggior difficoltà che mi viene da parte tua? Che tu sei un “relativista”. Da quando ho imparato a pensare come te, non oso più affermare nulla con sicurezza. (…) Sento che tu mi togli il terreno sotto i piedi». Questa destabilizzazione del pensiero è alla base delle incertezze e dei dubbi di fede già denunciati da Paolo VI?

R. «Luise Rinser è stata l’amante di Karl Rahner come prova il suo epistolario. L’accusa che gli rivolge la Rinser è la stessa che gli rivolse, per ordine di Ratzinger, il padre (Daniel) Ols, O.P., dalla prima pagina de L’Osservatore Romano».

D. Nella tua imponente opera sulla storia della gnosi indichi come fattore decisivo della penetrazione gnostica nel pensiero cattolico la sostituzione della teologia tomista con l’antropologia trascendentalistica, il situazionismo gesuitico e l’adozione di categorie psicanalitiche. In particolare affermi che la “svolta antropologica” della teologia risente di chiari condizionamenti gesuitici. Puoi approfondire questo aspetto?

R. «Questo è un discorso troppo complesso per una intervista. Bisognerebbe partire dal molinismo e dal suarezismo per analizzare il cedimento gesuitico al cartesianesimo e poi al trascendentalismo. Tutta questa linea è già stata studiata, ma forse sarebbe utile un libro ad hoc. Io mi accorsi che la metafisica gesuitica era erronea, non tomista, quand’ero studente, e mi confrontai per questo con Garrigou-Lagrange che mi confortò pienamente. Poi ritrovai le tesi di Garrigou-Lagrange in Fabro, il quale è uno degli autori che identificò la linea erronea dei gesuiti, ma tardi, quando i gesuiti erano già in pieno marasma e perdettero quasi la metà dei loro “militi”».

D. Scrivi che anche Maritain non seppe sottrarsi a un certo secolarismo laicista. La sua idea di “umanesimo integrale” è alla base dell’impegno politico dei cattolici del dopoguerra, ma ha anche provocato la permuta del magistero col pensiero liberale. In che modo il catto-liberismo può considerarsi una forma di gnosi?

R. «Il liberalismo è gnosi spuria perché le sue radici sono nel soggettivismo moderno (inglese, francese e tedesco). Il cedimento dei cattolici al liberalismo è già evidente nell’800. Maritain proveniva da matrice protestante e atea, era un frequentatore di rivoluzionari. Poi si convertì e divenne maurrassiano. Ma se ne staccò e passò alla sinistra progressista che valutava positivamente la rivoluzione francese e anche quella comunista di cui sperava un recupero (proprio mentre era in atto la persecuzione spagnola). Al momento opportuno cambiò aria e andò in USA donde venne con un giudizio positivo della democrazia dei vincitori, che è liberale. L’assoluta perversità del liberalismo è dimostrata da Leone XIII nell’enciclica Libertas. I democristiani non ne tennero conto e, contro l’avvertimento di Pio XII, si consegnarono progressivamente ai liberali, finché De Mita, segretario DC, proclamò spudoratamente il liberalismo della DC».

D. Uno degli aspetti più sottili e insidiosi della gnosi contemporanea è l’ontologismo tra i cui seguaci ci sono stati cattolici di indubbio spessore come Rosmini e Del Noce: puoi spiegare in termini semplici in cosa consiste e perché presenta inserzioni gnostiche?

R. «L’ontologismo malebranciano fu espressamente condannato dal Magistero. Esso era una imprudente derivazione del razionalismo del rosacrociano Cartesio. Era una gnosi spuria che non salvava la trascendenza. Del Noce non seppe tener conto di questo avvertimento e perciò giudicò positivamente anche l’ontologismo di Gioberti, anch’esso irrimediabilmente condannato. Ma quanto a Rosmini, è indubitabile che costui avesse fatto una esatta diagnosi dell’intera linea che va da Cartesio a Hegel, cercando anche di trattenere Gioberti. Pur essendo amico personale di liberali, Rosmini era certamente esatto nella diagnosi dell’errore radicale del liberalismo. Il suo ontologismo parve equivoco, ma Pio IX lo difese e lo assolse. Dopo la morte di Rosmini l’equivoco riemerse a causa di scritti suoi precedentemente non pubblicati. Il Magistero mise in guardia contro questi equivoci. Solo in epoca recente l’equivoco è stato dissolto. Secondo il mio personale parere solo Ottonello è stato capace di mostrare soddisfacentemente limpidezza e merito del tentativo di Rosmini. Ma Del Noce accreditava Rosmini mentre ancora era sotto sospetto e non sarebbe stato capace di rivendicarne la purezza perché non era un metafisico, ma piuttosto uno storico, acuto peraltro nel disvelare genesi e connessioni del pensiero filosofico sia idealista sia marxista. Politicamente ondeggiò dal filosinistrismo giovanile al filodemocraticismo della vecchiezza. Finì i suoi giorni tutto concentrato sul sessualismo contemporaneo (la cui radice è gnostica, per la mediazione di De Sade)».

D. Alcuni psichiatri sedicenti cattolici utilizzano la psichiatria come mezzo per interpretare fenomeni soprannaturali o insoliti; tuttavia questa modalità spesso ha il fine di “medicalizzare” chi sperimenta fenomeni mistici e di attribuire significati simbolici ad alcuni episodi evangelici. Com’è possibile che una pseudoscienza come la psichiatria possa godere di tanto credito presso la comunità scientifica o addirittura in alcuni settori della Chiesa?

R. «Vuoi scherzare? La psichiatria è una scienza come la fisiologia e la genetica. Purtroppo è vero che molti psichiatri si son lasciati influenzare dalla moda psicoanalitica. La psicoanalisi non ha niente della scienza, perfino quella freudiana, sebbene Freud fosse un neurologo che proveniva dalla scienza positivista. Ma Freud era anche un cabalista, ideologo, drogato… ecc. Peggio di lui fu Jung. Il mio libro “Critica alla psicoanalisi” è stato presentato in Roma, in sesta edizione, dal Presidente degli psichiatri cattolici, uomo di sicura scienza e sicura dottrina e fede cattolica. Purtroppo vari ambienti ecclesiastici hanno aperto alla psicoanalisi accreditandola perfino nei seminari. Di qui il disastro clericale noto. Quanto al Vangelo non c’è divieto di vedervi anche dei simboli, ma non è permesso ridurre i fatti storici verificati da testimoni oculari a meri simboli».

D. Don Ennio, la Chiesa cattolica sembra avere decisamente imboccato la via del declino: la fede è sempre più ridotta a simbolo o, come sosteneva Nietzsche, a un residuo emozionale progressivamente sospinto nei recessi dell’inconscio. Il cardinale Ratzinger in una celebre intervista ha dichiarato che i cristiani del futuro costituiranno una sparutissima minoranza, Paolo VI si domandava se non fosse prossima la fine e Giovanni Paolo II ha parlato a più riprese di “umanità al bivio”; infine Francesco ha recentemente stipulato una sorta di alleanza col patriarca di Mosca, Kirill, forse con l’obiettivo di erigere una barriera contro il dilagare del laicismo militante e dell’islamismo. Che cosa è lecito attendersi in un prossimo futuro ? È ragionevole ritenere che il peggio è alle nostre spalle o siamo solo all’inizio della via crucis?

R. «La Chiesa Cattolica è stata sempre nella tempesta ma il Risorto è presente, questa presenza è garanzia migliore di ogni alleanza temporale. È lecito attendersi dal futuro un grande crollo dell’intera civiltà liberale, ma non un naufragio completo della Chiesa perché la missione apostolica deve arrivare all’intera umanità. Credo anch’io che ci attendano durissime prove, ma non dubito mai che la presenza maligna verrà sconfitta. Adesso ho saputo che la Corte Suprema Canadese ha dichiarato lecito il rapporto sessuale umano con le bestie! Sono coerenti, ma autodistruttivi. L’Apocalisse avverte che il Logos Vincitore annienta i suoi nemici con la spada che gli esce dalla bocca: è la verità che annienta l’assurdo. L’assurdo svelato è annientato».
a cura di Marco Sambruna (04-07-2016)