Esploratore, studioso, archeologo,
erudito e anche spia: è Giuseppe Tucci, una figura mista tra eroe cinematografico
e astuto diplomatico, principale artefice della costruzione dei rapporti tra
Italia e Paesi asiatici nel Novecento, prima per conto del regime fascista e
poi sotto le insegne della Democrazia Cristiana. A fare piena luce sulle
imprese di questo personaggio importante e al tempo stesso misterioso, finito
improvvisamente nel dimenticatoio collettivo dopo la sua morte avvenuta nel
1984, è Enrica Garzilli, autrice dell’inedita e corposa opera “L’esploratore
del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da
Mussolini ad Andreotti” edito da Memori-Asiatica Association. “Una figura unica
nella storia- afferma l’autrice in un’intervista al giornale on line Memori
Mese- non esiste infatti oggi un esploratore, studioso e politico al pari di
Giuseppe Tucci, né in Europa né nel resto del mondo, per vastità di operato e
per profondità. Con la sua opera ha spalancato le porte della conoscenza
dell’Asia all’Europa – e viceversa.” Saggio storico e al tempo stesso
romanzo d’avventura, il libro contiene documenti e carteggi inediti (uno
su tutti lo scambio fra Tucci e Andreotti), interviste (a Fosco Maraini,
allo stesso Andreotti, a Filippani-Ronconi e a significativi personaggi in
Nepal e in India) e foto originali. Il testo è già disponibile nelle
principali librerie online, Amazon compresa.
- Chi era Giuseppe Tucci? Da dove nasce l’idea di scrivere un libro sulla sua storia e le sue imprese? Quali caratteristiche ha inteso metterne in risalto? Da che prospettiva?
La prima idea di scrivere la storia
di Giuseppe Tucci (1894–1984) nasce da alcune lettere in sanscrito che lui scrisse
al pandit Hem Raj Sharma (1879–1953), precettore reale del Nepal, delle
quali sono venuta in possesso tra la fine del 1998 e gli inizi del 1999. Tucci
fu l’esploratore dei paesi dell’Himalaya durante il regime fascista e negli
anni d’oro della Democrazia Cristiana, quando questi paesi erano ancora
vietati agli stranieri, conobbe un gran numero di lingue antiche e moderne, fu
vorace studioso e insaziabile collezionista di libri, manoscritti e opere
d’arte e reperti archeologici buddhisti, induisti e bon dell’Asia centrale,
meridionale e orientale, dall’Iran al Giappone, professore di Lingua e
letteratura cinese all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e, in
seguito, di Filosofie e Religioni dell’India all’Università di Roma, accademico
della Reale Accademia d’Italia e promotore della fondazione dell’Istituto
Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), di cui tenne la
presidenza dal 1947 al 1978.
Alla fine degli anni Trenta fu la
punta di diamante della politica di propaganda di Mussolini in Asia, tanto
che la sua forte azione culturale fu lo strumento che accompagnò, e talvolta
precedette, la diplomazia ufficiale. Fondò il Museo Nazionale d’Arte Orientale
e negli anni Cinquanta dette inizio all’archeologia italiana in Asia. Andò in
Nepal, primo italiano dopo i missionari del XVIII secolo, e vi compì cinque
spedizioni; altre otto ne compì in Tibet. Così, scrivere di lui significa
scrivere anche su molte altre figure che incrociò lungo il suo cammino. Per
esempio Hem Raj, quello che il grande buddhologo e indologo Rahul Sankrityayan
nel 1957 chiamò «l’enciclopedia del Nepal». La sua immensa biblioteca – la più
grande biblioteca privata dell’Asia centrale e meridionale –, i suoi
insegnamenti, i suoi consigli e la sua mediazione politica furono di indispensabile
aiuto a Tucci e ad altri grandi studiosi. E poi Giovanni Gentile e
Giulio Andreotti; e Carlo Formichi, suo professore di sanscrito
all’università e suo maestro, il premio Nobel Rabindranath Tagore, Sylvain
Lévi, William F. Thomas, Rahul Sankrityayan e Vishnu Sukthankar, solo per
citarne alcuni – che forgiarono la cultura orientalistica della prima metà del
secolo scorso.
Carlo Formichi, Giovanni Gentile e
Giulio Andreotti furono i tre personaggi chiave nella vita di Tucci, senza i quali non avrebbe potuto raggiungere i traguardi che raggiunse. E
anche il Nobel Rabindranath Tagore e il generale nepalese Kaiser
Shamsher Rana. Questa biografia sarebbe incompleta se non incorporasse la
relazione che ebbe con personalità che lui conobbe, o che ebbero rapporti
decennali con lui, come Gandhi, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, Pandit
Nehru, Indira Gandhi, Fosco Maraini, Subhas Chandra Bose,
Aldo Capitini, Surendra Nath Dasgupta, Mircea Eliade, Julius
Evola, Karl Haushofer, Prassitele Piccinini, Pio Filippani-Ronconi e
altri, che ebbero un peso non indifferente nel dibattito culturale del tempo e,
in molti casi, furono anche protagonisti del dibattito politico e religioso.
Oltre che di questi, parlerò di noti intellettuali come Sibilla Aleramo,
Mario Carelli, Alexandra David-Néel, Dilli R. Regmi, Rishikesh Shaha e
altri, come lo sherpa Tenzing, che entrarono e parteciparono tutti, in
vario modo, alla vita di Tucci.
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