10/04/11

Sai Baba: ultimi giorni di un guru umano troppo umano

Sai Baba, uno dei guru indiani più noti, è stato ricoverato ieri in ospedale a Puttaparthi, per seri problemi al torace e ai polmoni. Le condizioni del leader spirituale, che ha 84 anni, erano critiche al momento del ricovero, e appaiono ora stabili, con qualche lieve segno di miglioramento. Migliaia di fedeli nello stato dell’Andhra Pradesh sono in preghiera davanti all’ospedale. Sai Baba ha milioni di seguaci in tutto il mondo. Dal 2006 su una sedia a rotelle per una brutta frattura, Sai Baba è alla testa di un impero spirituale con milioni di seguaci e centinaia di centri in tutto il mondo. Ma anche di un impero economico: secondo stime giornalistiche, il patrimonio gestito dal movimento Bhagavan Sri Sathya Sai Baba supera abbondantemente i quattro miliardi di euro.

La sua figura appare controversa. E’ stato accusato in passato di aver “organizzato” alcuni dei miracoli che gli sono stati attribuiti, e alcuni seguaci lo hanno accusato di essere stato protagonista di abusi sessuali; un’accusa che ha categoricamente negato. Uno dei più famosi esorcisti al mondo, don Gabriele Amorth, si è detto convinto che Sai Baba pratica i suoi “miracoli” grazie all’aiuto di forze sataniche.


09/04/11

Cioran, l'enigma dell'ateo-credente

Sono passati cento anni dalla nascita, avvenuta l’8 aprile 1911, e quasi sedici dalla morte di Emil Cioran, il 20 giugno 1995. Ripensare a Cioran, che – come Czeslaw Milosz – rappresentò l’epoca della disgregazione della Mitteleuropa tra le due guerre, porta a riconsiderarlo anche alla luce del nostro tempo. Vi avvengono crolli e mutazioni che non è esagerato dire epocali, dato che hanno sconvolto quasi di colpo la storia, la geografia, la fisica. Da un lato, grazie anche alla "rete", che rivoluziona i rapporti di spazio e tempo, grandi stati d’Africa e d’Asia rovesciano regimi ed equilibri antichi, con una rapidità imparagonabile a quella che visse Cioran stesso come esule dalla Romania nel 1937.

Dall’altro il nucleare incontrollato di Fukushima rappresenta l’esperienza della catastrofe come possibilità quotidiana: una novità rispetto alla sua eventualità volontaria, finora più rara, scatenata dalle bombe di Hiroshima. Non si tratta di vagliare improbabili visioni profetiche di Cioran. In fondo, era prevedibile quanto scrisse nel 1970: «L’umanità ha conosciuto angosce incredibilmente più intense di quelle che proviamo oggi – pensiamo alle pestilenze, all’attesa della fine del mondo, alle invasioni barbariche. Sì, certo. Ma essa non aveva i mezzi per affrettare da sé la "fine del mondo". Gli dèi potevano sempre intervenire, e d’altronde erano loro a decretare la fine. Oggi sappiamo che questa si prepara nei laboratori e può sopraggiungere in ogni momento, vuoi per calcolo, vuoi per inavvertenza. È questo che rende l’avventura umana così interessante. Giacché proprio di avventura si tratta». Piuttosto, dobbiamo capire meglio perché continuiamo ad amare la sua natura colta e selvaggia, e suggerire nuove ragioni di farlo, a chi ancora non lo conosce. Non è un filosofo in senso classico, né moderno. «Ho sempre sospettato la filosofia di ingenuità, dovrei dire di orgoglio ingenuo. Niente è più facile che fabbricare opposizioni servendosi di categorie… Pensare vuol dire cercare la sfumatura, non semplificare. Ma la sfumatura è nemica della categoria».

È ingenua anche la formula di Wittgenstein: «Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere». Perché le domande vere sono quelle originarie alle quali non si può dare riposta, ma attraversano la carne, e, si voglia o no, riguardano tutte la morte. Non è un moralista né un romanziere. La sua immensa curiosità per gli esseri umani e gli scrittori – Montaigne, Pascal, Swift, Dostoevskij, Baudelaire, Dickinson, Beckett – è una ricerca della verità che proietta in lui: «Perché ogni cammino che non conduce alla nostra solitudine o non ne proceda, è deviazione, errore, perdita di tempo».

Così il suo io diventa un’amplificazione del teatro del mondo. Non è un teologo. Figlio e nipote di preti ortodossi, conosce le Scritture sacre, tutte le teologie e le religioni, ma il suo insonne accerchiamento di Dio, anche a colpi di insulti e blasfemìe, è il fallimento più tragico. Per lui Dio non risponde. È il Nulla, o la Figura Oscura della mistica, che sembra presente solo nell’esperienza estatica della musica, quando ascoltando Bach o Haendel, si è costretti a dire: «Dio deve esistere». Ma questa "prova" dell’esistenza di Dio non ha durata. Cioran ripiomba nell’ «esilio metafisico» dal Paradiso cui appartiene e dal quale è stato cacciato. La sua unica arma è la nostalgia: «Nessuno è più estraneo di me a questo mondo […] Sentire piangere la propria carne, sentire nel proprio sangue scorrere lacrime: è in preda a queste sensazioni che si può capire Plotino quando dice che l’esistenza quaggiù è "l’anima che ha perduto le ali"».

È tentato dal Vuoto buddista: quiete di una felicità senza materia. Nemmeno questa condizione è sua. Lo risveglia il dolore, l’incubo del tempo, dal quale emerge solo in momenti di grazia. La natura della mente di Cioran, sottile e velocissima, capace delle astrazioni più ardue, attraversa tutte le contraddizioni e gli estremi del pensiero, incapace di fermarsi ad abbracciare l’uno o l’altro. Qualcuno lo accusò di "gioco". Non è un poeta. Odia chi è falsamente poetico e il lirismo in prosa. In realtà la sua prosa densissima, asciutta, tagliente, serba la linfa di una poesia nascosta. La lingua francese gli ha imposto il senso del limite e della rinuncia. Governando la folle abbondanza del rumeno con la grammatica francese, Cioran contiene la propria esplosione autodistruttiva.

Al suo stile di scorci, aforismi, omissioni, dentro il quale avvertiamo il flusso di nostalgia segreta, dobbiamo l’intero fascino di Cioran, che solo attraverso il "non" può essere se stesso. In questa forma ellittica si salvano i frantumi dell’immenso mondo mitico e religioso, storico e letterario che lo scrittore coltissimo depone in riva alla Senna. Il cardinale Gianfranco Ravasi non poteva scegliere una figura più complessa e opportuna, per inaugurare le riflessioni del Cortile dei Gentili, commentandone il paradosso del Nulla tragico che non è mai il "mero nulla" di tanti individui, più cornici che uomini. Forse pensando alla sua malinconia atroce, ha rievocato la pesatura delle anime egizia nel pensiero di ascendenza biblica: «Nel giorno del giudizio verranno pesate solo le lacrime». Un’antichità magnanima e selvaggia scuote le parole di Cioran: «Quanto detesto la civiltà per il discredito in cui ha gettato le lacrime! È per aver disimparato a piangere che siamo tutti senza risorse, inchiodati ai nostri occhi aridi».

Rosita Copioli, www.avvenire.it


02/04/11

VIA CRUCIS ATOMICAE

VIA CRUCIS ATOMICAE Calvario e Resurrezione

Pittura Sacra e letteratura sapienziale nell’opera del Maestro Camilian Demetrescu

Prologo

“Ringrazio Rene’ Guenon, Robert Graves e Raphael Patal, per aver illuminato la mia ricerca sui miti del libro della Genesi, ringrazio ugualmente Luc Estang , per il suo “Jour de Cain”, e gli anonimi autori dei testi apocrifi, ispirati da Dio, che ci hanno tramandato il mito biblico dei fratelli nemici e del suo divenire nel destino umano”. (C.D.)

Dormi, Caino, il tuo ultimo sonno. Riposerai al fianco di tuo fratello. Stavolta in pace riposerai. Ti ho dato la Vita e l’hai scambiata per la morte. Ti ho dato la Verità e te la sei giocata a dadi. Ti ho aperto la Via e sei entrato in un vicolo cieco. Datevi la mano, fratelli nemici, e non temete. Prima di svegliarvi, la creta tornerà nella creta e l’anima nell’anima tornerà, come nel giorno del primo uomo Adamo. E sarete uno ! ” ( Cristo depone Caino nella tomba di Abele ).

Da Domenica 27 marzo fino all’8 maggio nella Basilica dei XII Apostoli (Piazza dei Santi Apostoli in Roma ) è visitabile, con ingresso gratuito, la mostra “VIA CRUCIS ATOMICAE” del maestro Camilian Demetrescu, realizzata in collaborazione con la Commissione Cultura di Roma Capitale, con il patrocinio dell'Ambasciata di Romania in Italia e dell’Accademia di Romania in Roma.

L’esposizione è frutto di un lungo profetico lavoro, iniziato dall’autore, già a metà degli anni Ottanta, quando la guerra fredda teneva sospeso sul mondo il pericolo nucleare.

Demetrescu, artista e studioso, esule politico dalla Romania giunto in Italia nel 1969, di fronte alla prospettiva di un olocausto universale, intuisce e illustra il millenario percorso dell’umanità da Adamo in poi. La Storia e, il suo antefatto, la Genesi hanno in comune un tratto fondamentale: la compresenza della forza disgregante del male e lo svolgersi del cosmico combattimento escatologico che ha come campi di battaglia i Cieli , il Cuore dell’uomo e lo stesso Creato.

Riflettendo sul processo della fissione nucleare, l’artista considera la scissione dell’atomo, la caduta originale e la tragica frattura tra Caino e Abele come equivalenti simboli di questa immane lotta.

Nasce così un’ opera “interattiva” fatta di pittura, poesia e letteratura volta a riscoprire come la salvezza dell’intera umanità passi, esclusivamente ed inclusivamente, per la Redenzione Cristica nella consapevolezza che il bene e il male sono due realtà insite, fino alla fine dei tempi, in ogni uomo. Caino ed Abele sono compresenti in ognuno di noi.

Attraverso le quindici stazioni della Via Crucis si svolge il cammino parallelo di quattro esperienze di calvario: quella del Cristo, quelle di Caino e di Abele, e quello dell’umanità verso la salvezza.

La mostra è composta di 32 quadri di cui 15 rappresentano le stazioni della Via Crucis e sono dipinti a tecnica mista olio e tempera medievale e 15 “polittici” ognuno comprendente tre piccoli dipinti che raffigurano il calvario di Caino, di Abele e dell'Uomo della Storia, accompagnati da testi metaforici ed esplicativi. Una intensa riflessione spirituale in cui si intrecciano il percorso personale del fedele, la teologia della storia, la sapienza tradizionale e la visione metapolitica.

Le fonti, alchemicamente interiorizzate dall’artista e presentate in uno stile allo stesso tempo asciutto e poematico, sono le Sacre Scritture, ma anche testi sapienziali pre-rabbinici ed apocrifi letti con la lente di una profonda cultura tradizionale e di una grande sensibilità umana.

Le riflessioni proposte da Demetrescu non sono affatto scontate ed offrono, sia ai dotti che ai semplici, autentiche sorprese e rivelazioni.

Completano l’esposizione altre due grandi tele a tecnica mista acrilico e tempera medievale.

La prima, intitolata UT UNUM SINT (2010-2011) , ha per tema l’unità della Chiesa d’oriente e d’occidente ed è ispirata alla omonima Enciclica di Giovanni Paolo II; vi si raffigura il Cristo Risorto che tiene in una mano la Basilica di Santa Sophia di Costantinopoli e nell'altra la Basilica San Pietro.

L’altro grande quadro è dedicato alla RESURREZIONE ( 2010 ) e anch’esso dipinto su tela a tecnica mista acrilico e tempera medievale.

Più che una mostra, è l’occasione per un percorso di meditazione sapienziale, di conversione e di preghiera che ci interroga sulle cose ultime ed essenziali: itinerario quanto mai opportuno e provvidenziale in questi nostri giorni di quaresima planetaria.

Claudio Coen Belinfanti


01/04/11

Millenarismo educatore

Fulvio De Giorgi, Millenarismo educatore, Mito gioachimita e pedagogia civile in Italia dal Risorgimento al fascismo, Viella libreria editrice, € 33,00

Descrizione

Coniugando storia culturale e storia dell’educazione, storia politica e storia religiosa, questo volume ricostruisce la sottile e articolata trama del millenarismo rivoluzionario italiano nelle sue diverse voci e senza trascurare le opposizioni anti-millenariste.
La fortuna dell’abate «di spirito profetico dotato», Gioacchino da Fiore, conobbe una nuova fase nella storia culturale italiana dall’Ottocento alla prima metà del Novecento. In tale contesto, il “gioachimismo” assunse infatti spesso le forme di un millenarismo rivoluzionario (tipico il caso di Mazzini e del mazzinianesimo), con una forte dimensione educativa: la profezia medioevale di una Terza Età (dello Spirito) divenne così l’annunzio della rivoluzione: dell’avvento della Terza Roma, la Roma del popolo.
Si articolò, dunque, una pedagogia politica e civile che animò ideali militanti e azioni rivoluzionarie e che, distendendosi a partire dal Risorgimento, superando le difficoltà post-unitarie, rilanciandosi all’alba del secolo XX, ebbe poi esiti opposti, tanto nel fascismo quanto nell’antifascismo.

Fulvio De Giorgi è professore di Storia dell’educazione presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Fa parte del comitato di redazione dell’Editrice La Scuola, nel comitato scientifico della Fondazione Micheletti (Brescia) e del Centro Studi Gallarati Scotti (Milano). Tra le sue principali pubblicazioni: La scienza del cuore. Spiritualità e cultura religiosa in Antonio Rosmini (Il Mulino 1995, Premio Chiocchetti); Rosmini e il suo tempo (Morcelliana 2003); Il Medioevo dei modernisti (La Scuola 2009, Premio Laporta).

Sommario

1. Il millenarismo educatore come problema storico.

2 Gioachimismo e cultura storica come educazione nazionale

2.1. La storiografia cattolica tra erudizione e neoguelfismo. 2.2. Il neokantismo storiografico di Tocco. 2.3. Dalla scuola economico-giuridica a Volpe.

3. Educare all’eresia: Dante come riformatore religioso e profeta

3.1. Interpretazioni e postille gioachimite di Foscolo. 3.2. Mazzini e l’Evangelo eterno. 3.3. La terza Roma: Roma del Popolo.

4. Mazzini: dal gioachimismo al millenarismo educatore

4.1. Mazzinianesimo come rivoluzione e pedagogia civile. 4.2. L’educazione dell’Umanità e la Terza Roma. 4.3. Millenaristi e anti-millenaristi.

5. Ideali e movimenti palingenetici in Toscana

5.1. Tendenze palingenetiche e sansimonismo. 5.2. Il movimento giurisdavidico di Lazzaretti. 5.3. Barzellotti e l’analisi del gioachimismo.

6. Anti-millenarismo pedagogico

6.1. L’ambiente fiorentino e la reazione al sansimonismo. 6.2. Escatologismo riformatore e pedagogia in Lambruschini. 6.3. Mamiani: la proposta di una religione civile.

7. L’Italia unita e la profezia compiuta

7.1. La crisi del millenarismo. 7.2. Roma capitale: la pienezza dei tempi e la sua mitizzazione. 7.3. Le minoranze del mazzinianesimo religioso.

8. Il secolo che nasce: nuove pulsioni chiliastico-profetiche

8.1. Percorsi del profetismo dantesco e teosofico. 8.2. Mazzinianesimo religioso e gioachimismo. 8.3. Una proposta educatrice eretico-mazziniana tra nuovi millenarismi.

9. Per un’educazione neocattolica: mistica, profezia e apocalittica

9.1. Modernismo e mazzinianesimo religioso. 9.2. Neofrancescanesimo e misticismo. 9.3. Attese di una santità nuova e ideale letterario.

10. Messianismo e modernismo

10.1. Fogazzaro: i Cavalieri dello Spirito Santo. 10.2. Tra gioachimismo e messianismo slavo. 10.3. Ripiegamento mistico.

11. Millenarismo educatore e fascismo

11.1. Mussolini tra rivoluzione e reazione. 11.2. Gentile e il mazzinianesimo religioso. 11.3. Totalitarismo e millenarismo.

12. Gioachimismo, escatologia e antifascismo

12.1. Buonaiuti gioachimita e antifascista. 12.2. Il “nodo” cristiano della Parusia. 12.3. Il lungo viaggio gioachimita di Rebora.

13. Epilogo

Opere citate
Indice dei nomi