Dharma
e Sessualità
di Gino
Taddei
Così come il
Buddha all'inizio della sua predicazione aveva escluso le donne dal Sangha,
anche il Cristo aveva chiaramente enunciato il suo rapporto con la donna fin
dall'inizio della sua missione: infatti alla Madre che alle nozze di Cana gli
chiedeva di intervenire perché mancava il vino, aveva risposto: "Donna che
ho a che fare io con te?" - "Non è arrivata ancora la mia ora!"
- Sapendo bene che compiere un segno in quel momento equivaleva ad accettare la
soddisfazione di una volontà inferiore: quella della donna, che in un prosieguo
di tempo lo avrebbe portato anche alla testimonianza suprema: la morte in
croce. Perché il Cristo si abbandona a questa volontà inferiore? La risposta
non può essere che la stessa data dal Buddha all'ingresso della donna nella
comunità del Sangha: il male minore. Ecco, il morire in croce è il male minore.
Questo significa accettare di dare un segno tangibile della propria missione
trascendente proprio nelle condizioni peggiori.
E' vero che
la Chiesa ha imposto il celibato per tutti i preti soltanto nel 1545 con il
Concilio di Trento, ma questo non ha ancora risolto il problema. Ovvero: o le
cose sono state ormai compromesse, dati i 1500 anni di lassismo, oppure è
diventato un problema insolubile.
Così il
Budda aveva dichiarato che dato l'ingresso delle donne nella comunità del
Sangha la religione sarebbe durata 500 anni di meno: vale a dire, il Dharma
sarebbe stato accolto nella sua integrale purezza dall'umanità fino a 500 anni,
riducendolo in durata di 500 anni. C'è da dire che lo stesso Sangha maschile si
è corrotto: infatti nel prosieguo delle speculazioni e manomissioni umane si è
arrivati a comunità in cui perfino i monaci avevano una compagna, con la
possibilità che falsi monaci facessero il loro mondano comodo.
E' chiaro
che non è sul piano mondano che occorre accogliere l'istanza di Karuna,
amorevolezza e compassione, per unirla alla Prajna o Saggezza, ma è nella mente
dell'uomo. E' chiaro che chi abbraccia la trascendenza deve rinunciare alla
donna: ne va della sua realizzazione effettiva e della possibilità stessa della
sua missione in questo mondo.
Accenno al
problema dei preti pedofili per dire quanto sia difficile mantenersi in un
ambito di correttezza e integrità senza cedere alla componente sessuale.
Insomma: chi cede al sesso dimostra di non aver ancora capito dove sta il
problema umano nella sua interezza. L'apostolo Pietro dopo una conversazione
con il Cristo, a proposito della situazione umana, gli diceva: "Se le cose
tra uomo e donna stanno così, non conviene ad un uomo prendere moglie".
L'ideale del
Tantra è reintegrare nei fatti anche la componente sessuale, cioè utilizzarla
come un medicamento pericoloso, o velenoso, pur rimanendone distaccati o
immuni: cioè senza cedere ad esso. L'ideale del Graal è cercare l'unione tra
l’uomo e la donna per la effettiva ricostituzione sul piano terrestre
dell'Archetipo umano. Dove sta la falsità di queste posizioni?
Nel Tantra,
la possibilità che si metta in dubbio la serietà del ricercatore dato che
inevitabilmente, nella vita di tutti i giorni dovrà scendere a compromessi. Nel
caso del Graal c'è da dire che ogni uomo, maschio, rappresenta già nel piano
terrestre la realizzazione dell'Archetipo Umano e quindi non c'è un'effettiva
necessità di una convivenza con una compagna per realizzarlo.
Questo non
significa che, per la componente di compassione, non si possa avere un rapporto
con la donna, ma questo deve essere ben inteso però. Occorre sapere che è come
dar da mangiare, occasionalmente, a un gatto affamato.
Chi dice donna...
di
Silvano Scajola,
in risposta
all’articolo “Dharma e
Sessualità” di Gino
Taddei
Caro Gino,
Come va? A me, come al solito: casa, bottega e
buddhismo. Fase introversa. Ho letto su Nirvana News di Aprile il tuo articolo
sulle donne. Sono totalmente in disaccordo. Quella che spieghi tu è la via del
monaco, buddhista o cristiano, che non concede neppure di dare da mangiare ad
un gattino affamato, magari per compassione (?). Una via che ha paura del lato
umano della natura, femminile per definizione, e quindi oltre che creatrice
anche terrificante e distruttrice (Kali, vedi lo tsunami). La natura non
è intellettuale, è una forza, la stessa che ti attira verso le gattine. La
stessa che ci fa nascere, amare e morire. Insieme materia e anti-materia,
ordine e caos. Il tantra, anche buddhista, ma credo anche lo Zen, insegna come
rimanere centrati e senza paura di fronte a questa forza, che è anche dentro di
noi, visto che essere maschi o femmine è questione di una piccolissima
percentuale di cromosomi (solo uno in più per essere femmina). Il monaco,
finchè non diventa santo, e lo diventa solo per grazia superiore o accumulo di
grandissimi meriti, non ha trasceso il femminile, lo ha solo represso. Se e
quando si fa coinvolgere, disprezza se stesso e la donna in questione. Per
farla breve, nel femminile e nella natura c'è un aspetto spirituale, oltre che
fisico e psicologico, che va affrontato ed integrato. Chi non riesce a farlo,
vede non donne ma puttane e madonne. Fin qui la teoria.
Nella pratica, devo tutto il mio
percorso relativo e umano, ad un barlume di com-prensione dovuto al rapporto
con le varie donne che ho incontrato. Con morti e resurrezioni, ferite e
guarigioni, dare ed avere, estasi e tormenti. Ma, forse, sotterranemente il mio
è un percorso tantrico e allora è questione di punti di vista. Se è così perchè
fare una teoria generale? Direi che sia solo uno scambio di idee. >"Che
bisogno ho di una donna, se ne ho una dentro?" La pratica dell'unione con
la consorte interiore, come sai, è diffusa nello sciamanesimo, nel tantra anche
buddhista, fra i fedeli d'amore. C'è un bel libro di Elemire Zolla a proposito.
Se è una donna-spirito, una fata, può essere più rompiballe di una in carne ed
ossa. Credo però che sia preferibile una donna in carne ed ossa. Il punto vero
è quello del bisogno. Meglio avere una donna in carne ed ossa, ma senza
dipenderne. Senza dipenderne affettivamente, sessualmente, psicologicamente.
Perchè della donna si ha paura. Essa è la porta della vita, la porta della
morte che divora, la pazzia della luna, ma come sai, anche Sophia, la
conoscenza (W Scaligero!).
Se si supera la paura della donna e
la dipendenza, si supera la paura della morte e della conoscenza. E' il gioco Shiva-Kali
nell'Induismo. Senza shakti (energia femminile) Shiva diventa shaiva,
un cadavere non vitale. Ma con Kali rischia di perdere la testa (mozzata da
Kali) e di essere succube. Grande gioco della vita, che si trova anche in Freud
(la madre avvoltoio), nei misteri sacrificali dell'area mediterranea. Sophia
è il riscatto della Madre Kali che chiede il sacrificio psicologico, la
castrazione del figlio. Sophia chiede di sacrificare l'ignoranza
spirituale, l'ambiguità, la debolezza. Comunque, al solito, più facile a dirsi
che da fare. Queste femmine sono proprio terribili… e andiamo verso un
irresistibile matriarcato.
Guarda Hillary Clinton e Condoleeza
Rice. Perciò, difendiamoci. Fondiamo un movimento di liberazione dei maschi,
aiutiamo i giovani. Rivendichiamo le pari opportunità. Con questo scambio di
idee, ti saluto e ti abbraccio. (Silvano) JJJ