10/09/12

Il decalogo secondo Baharier Haim

Le dieci parole. Il decalogo come non lo hai mai sentito raccontare
di Baharier Haim,
Ed. San Paolo, 2011.

Descrizione

Il rabbino più noto d'Italia, "il pensatore che fa volare": molte sono le definizioni per Haim Baharier, che da anni riempie i teatri d'Italia con i suoi spettacoli, a metà strada tra lezioni e dialoghi filosofici. In questo nuovo libro Baharier offre un'originale rilettura del Decalogo, operata con la verve, l'arguzia e la profondità della grande tradizione ebraica. "Parlare di Dieci Comandamenti mi pare ingiusto. Non ci sono imperativi, nessuna imposizione. Quei verbi portano promesse che si realizzano". Quindi non imperativi, ma promesse; ecco la tesi di base su cui Baharier sviluppa un percorso di lettura personale che ribalta la concezione classica dei dieci comandamenti e ci propone una rilettura del decalogo come non lo abbiamo mai sentito raccontare.


06/09/12

Novità da Simmetria



Il mese di Settembre inizia con tre contributi straordinari.

In questo periodo, economicamente così disastrato, nel quale gli stati (non più molto "sovrani"), cercano di riunire le persone intorno a delle emissioni di carta straccia, altrimenti chiamata "euro", è assai interessante l'articolo di Nuccio D'anna che ci ricorda come "battere moneta" fosse un evento sacro, affidato alle classi sacerdotali. Ciò avveniva in tutte le società tradizionali e D'anna ci parla soprattutto di quella greca.


Per dipingere bisogna saper disegnare, per scolpire bisogna avere il senso delle proporzioni, per fare Arte bisogna avere delle regole. Il bello non s'inventa con il "fai da te" ma si crea studiando e copiando e, tra inventarselo e crearlo c'è un abisso. Di questo abisso di parla qualcuno che sa dipingere e sa disegnare molto bene.


L'entusiastico viaggio in Iran di un giovane uomo che ama la tradizione può essere fin troppo appagante. Approdare in un paese tradizionalista proveniendo da un mondo come il nostro, che ha stravolto e mortificato le sue radici culturali e religiose fa un certo effetto. E Mario Tilgher ci parla appunto dell'effetto che fa, e dello stupore (ahimé purtroppo ci è rimasto solo questo) nel vedere la gente pregare "sul serio".

02/09/12

Una querelle interessante: donna, sessualità e ascesi




Dharma e Sessualità

di Gino Taddei

Così come il Buddha all'inizio della sua predicazione aveva escluso le donne dal Sangha, anche il Cristo aveva chiaramente enunciato il suo rapporto con la donna fin dall'inizio della sua missione: infatti alla Madre che alle nozze di Cana gli chiedeva di intervenire perché mancava il vino, aveva risposto: "Donna che ho a che fare io con te?" - "Non è arrivata ancora la mia ora!" - Sapendo bene che compiere un segno in quel momento equivaleva ad accettare la soddisfazione di una volontà inferiore: quella della donna, che in un prosieguo di tempo lo avrebbe portato anche alla testimonianza suprema: la morte in croce. Perché il Cristo si abbandona a questa volontà inferiore? La risposta non può essere che la stessa data dal Buddha all'ingresso della donna nella comunità del Sangha: il male minore. Ecco, il morire in croce è il male minore. Questo significa accettare di dare un segno tangibile della propria missione trascendente proprio nelle condizioni peggiori.
E' vero che la Chiesa ha imposto il celibato per tutti i preti soltanto nel 1545 con il Concilio di Trento, ma questo non ha ancora risolto il problema. Ovvero: o le cose sono state ormai compromesse, dati i 1500 anni di lassismo, oppure è diventato un problema insolubile.
Così il Budda aveva dichiarato che dato l'ingresso delle donne nella comunità del Sangha la religione sarebbe durata 500 anni di meno: vale a dire, il Dharma sarebbe stato accolto nella sua integrale purezza dall'umanità fino a 500 anni, riducendolo in durata di 500 anni. C'è da dire che lo stesso Sangha maschile si è corrotto: infatti nel prosieguo delle speculazioni e manomissioni umane si è arrivati a comunità in cui perfino i monaci avevano una compagna, con la possibilità che falsi monaci facessero il loro mondano comodo.
E' chiaro che non è sul piano mondano che occorre accogliere l'istanza di Karuna, amorevolezza e compassione, per unirla alla Prajna o Saggezza, ma è nella mente dell'uomo. E' chiaro che chi abbraccia la trascendenza deve rinunciare alla donna: ne va della sua realizzazione effettiva e della possibilità stessa della sua missione in questo mondo.
Accenno al problema dei preti pedofili per dire quanto sia difficile mantenersi in un ambito di correttezza e integrità senza cedere alla componente sessuale. Insomma: chi cede al sesso dimostra di non aver ancora capito dove sta il problema umano nella sua interezza. L'apostolo Pietro dopo una conversazione con il Cristo, a proposito della situazione umana, gli diceva: "Se le cose tra uomo e donna stanno così, non conviene ad un uomo prendere moglie".
L'ideale del Tantra è reintegrare nei fatti anche la componente sessuale, cioè utilizzarla come un medicamento pericoloso, o velenoso, pur rimanendone distaccati o immuni: cioè senza cedere ad esso. L'ideale del Graal è cercare l'unione tra l’uomo e la donna per la effettiva ricostituzione sul piano terrestre dell'Archetipo umano. Dove sta la falsità di queste posizioni?
Nel Tantra, la possibilità che si metta in dubbio la serietà del ricercatore dato che inevitabilmente, nella vita di tutti i giorni dovrà scendere a compromessi. Nel caso del Graal c'è da dire che ogni uomo, maschio, rappresenta già nel piano terrestre la realizzazione dell'Archetipo Umano e quindi non c'è un'effettiva necessità di una convivenza con una compagna per realizzarlo.
Questo non significa che, per la componente di compassione, non si possa avere un rapporto con la donna, ma questo deve essere ben inteso però. Occorre sapere che è come dar da mangiare, occasionalmente, a un gatto affamato.


Chi dice donna...
 
 di Silvano Scajola,
in risposta all’articolo “Dharma e Sessualità” di Gino Taddei   

Caro Gino,
Come va? A me, come al solito: casa, bottega e buddhismo. Fase introversa. Ho letto su Nirvana News di Aprile il tuo articolo sulle donne. Sono totalmente in disaccordo. Quella che spieghi tu è la via del monaco, buddhista o cristiano, che non concede neppure di dare da mangiare ad un gattino affamato, magari per compassione (?). Una via che ha paura del lato umano della natura, femminile per definizione, e quindi oltre che creatrice anche terrificante e distruttrice (Kali, vedi lo tsunami). La natura non è intellettuale, è una forza, la stessa che ti attira verso le gattine. La stessa che ci fa nascere, amare e morire. Insieme materia e anti-materia, ordine e caos. Il tantra, anche buddhista, ma credo anche lo Zen, insegna come rimanere centrati e senza paura di fronte a questa forza, che è anche dentro di noi, visto che essere maschi o femmine è questione di una piccolissima percentuale di cromosomi (solo uno in più per essere femmina). Il monaco, finchè non diventa santo, e lo diventa solo per grazia superiore o accumulo di grandissimi meriti, non ha trasceso il femminile, lo ha solo represso. Se e quando si fa coinvolgere, disprezza se stesso e la donna in questione. Per farla breve, nel femminile e nella natura c'è un aspetto spirituale, oltre che fisico e psicologico, che va affrontato ed integrato. Chi non riesce a farlo, vede non donne ma puttane e madonne. Fin qui la teoria.
Nella pratica, devo tutto il mio percorso relativo e umano, ad un barlume di com-prensione dovuto al rapporto con le varie donne che ho incontrato. Con morti e resurrezioni, ferite e guarigioni, dare ed avere, estasi e tormenti. Ma, forse, sotterranemente il mio è un percorso tantrico e allora è questione di punti di vista. Se è così perchè fare una teoria generale? Direi che sia solo uno scambio di idee. >"Che bisogno ho di una donna, se ne ho una dentro?" La pratica dell'unione con la consorte interiore, come sai, è diffusa nello sciamanesimo, nel tantra anche buddhista, fra i fedeli d'amore. C'è un bel libro di Elemire Zolla a proposito. Se è una donna-­spirito, una fata, può essere più rompiballe di una in carne ed ossa. Credo però che sia preferibile una donna in carne ed ossa. Il punto vero è quello del bisogno. Meglio avere una donna in carne ed ossa, ma senza dipenderne. Senza dipenderne affettivamente, sessualmente, psicologicamente. Perchè della donna si ha paura. Essa è la porta della vita, la porta della morte che divora, la pazzia della luna, ma come sai, anche Sophia, la conoscenza (W Scaligero!).
Se si supera la paura della donna e la dipendenza, si supera la paura della morte e della conoscenza. E' il gioco Shiva-Kali nell'Induismo. Senza shakti (energia femminile) Shiva diventa shaiva, un cadavere non vitale. Ma con Kali rischia di perdere la testa (mozzata da Kali) e di essere succube. Grande gioco della vita, che si trova anche in Freud (la madre avvoltoio), nei misteri sacrificali dell'area mediterranea. Sophia è il riscatto della Madre Kali che chiede il sacrificio psicologico, la castrazione del figlio. Sophia chiede di sacrificare l'ignoranza spirituale, l'ambiguità, la debolezza. Comunque, al solito, più facile a dirsi che da fare. Queste femmine sono proprio terribili… e andiamo verso un irresistibile matriarcato.
Guarda Hillary Clinton e Condoleeza Rice. Perciò, difendiamoci. Fondiamo un movimento di liberazione dei maschi, aiutiamo i giovani. Rivendichiamo le pari opportunità. Con questo scambio di idee, ti saluto e ti abbraccio. (Silvano) JJJ