Iniziamo dalla fine. “Il Corriere metapolitico” deve diventare
una lettura assidua per quanti si occupino, e in modo serio,
dell’argomento. Il suo direttore Aldo La Fata, oltre ad essere un fine studioso
di filosofia e cultura della religione (si spera che l’amico Aldo sia d’accordo
con questa nostra definizione, forse troppo “generalista”), riprende, sviluppa
e rilancia la lezione, di un pensatore metapolitico per eccellenza, Silvano
Panunzio (1918-2018).
Un geniale filosofo, dal sapere enciclopedico (non
“enciclopedista”) che scorgeva nella metapolitica un ponte verso la metafisica
cristiana, non chiusa però alla lezione del fatti. Resta fondamentale, comunque
la si pensi, la sua tripartizione concettuale, tra metapolitica (il lato alto e
direttivo della politica), politica (il lato medio diciamo della politica,
basato sulle dure repliche della storia e dei fatti), criptopolitica (il lato
basso, se non infimo, della politica come corruzione e pervertimento delle cose
umane).
Di qui la particolare importanza, per venire al punto,
dell’ultimo fascicolo del “Corriere”, il numero 21 (dicembre 2023, anno VII),
che si distingue, tra l’altro, per la nuova bella veste grafica.
Il nuovo numero ruota riccamente intorno, per più della metà
delle sue pagine, alla figura di Silvano Panunzio (“Forum di metapolitica”, pp.
7-93). Risplende di luce propria grazie agli eccellenti saggi di Giuseppe
Palomba (riproposizione di un testo uscito nel 1979), Aldo La Fata, Roberto
Russano (nuovi di zecca). Ai quali si aggiunge il pirotecnico scritto di
Alberto Buela sul dissenso come strumento di una metapolitica dell’azione,
testo tratto dal suo Epítome de Metapolítica, uscito in Argentina
nel 2022. A chiusura del “forum” la riproposizione di due voci enciclopediche
su e di Panunzio, uscite in Brasile.
Tra i vari contributi, distribuiti nelle sezioni che seguono,
ricordiamo quello, molto brillante, di Bruno Bérard sul rapporto non del tutto
scontato, talvolta conflittuale, ma necessario per alzare il tono euristico,
tra metafisica e teologia (pp. 94-101). Non meno interessante il dotto
contributo di Vincenzo Nuzzo (pp. 102-129). Uno scritto che si muove, pur come
sottotesto (così crediamo), sui sentieri cognitivi del rapporto, da molti
giudicato innaturale ( ma non da chi scrive), tra idealismo e
realismo, incentrandolo su due figure, apparentemente lontane, anche nel tempo,
come quelle del fisico Wolfgang Smith e di un filosofo, cognitivamente,
problematico come Malebranche, al quale Augusto Del Noce, dedicò giustamente
tempo e intelligenza, in cerca delle tracce nel mondo cartesiano e
postcartesiano di una modernità filosofica alternativa, ma modernità.
Su quest’ultimo argomento, ricordiamo il nitido saggio, diremmo
addirittura metodologicamente esemplare, di Nuccio D’Anna. Dedicato a un
Gabriel Marcel padre del novecentesco esistenzialismo cristiano (pp. 148-162),
filosofo capace di tornare alla lezione dei fatti. Marcel, almeno così crediamo
di intuire, taglia in due, concettualmente, il nodo della modernità: carcere e
libertà del’uomo di oggi. Marcel sembra però propendere per il carcere. Perché
la vera libertà è in Dio. Il suo uomo Homo Viator, viaggia e vola altissimo.
Facendo un passo a ritroso, visto che siamo giunti a pagina 162
del fascicolo, consigliamo la lettura dell’ ”Intermezzo” di Dario Chioli
sull’importanza di ragionare e argomentare (pp. 136-139), facoltà ricondotte a
Logos e Sophía, come giusta lotta a “una mente asservita alle consuetudini”. Un
dato sociologico, quest’ultimo, sul quale riflettere.
Seguono infine la rubrica delle recensioni e della novità
editoriali (pp. 163-181).
Come il lettore può intuire non sono poche le buone ragioni per
ricevere e leggere con assiduità “Il Corriere metapolitico”
(alafata@yahoo.com). Non ultima, certamente, la motivazione esposta da Aldo La
Fata nel suo editoriale, citando, immeritatamente la nostra ultima fatica,
il Trattato di Metapolitica, nonché, più che giustamente, l’ Epítome
de metapolitica dell’ intellettualmente instancabile Alberto Buela.
Scrive La Fata, riferendosi ovviamente anche al grande lavoro di
ricerca svolto dalla rivista:
“L’insieme di tutti questi studi apre così nuovi
orizzonti interpretativi ai ricercatori e comprova l’importanza di prospettive
di vetta che sanno guardare senza timore oltre le colonne d’Ercole della
finitezza e della storia, spingendosi verso gli estremi limiti del mondo
conosciuto e inerpicandosi sulle sue maggiori alture. È là che fiorisce
rigogliosa la metapolitica” (p. 6).
Questo obiettivo, ci permettiamo di aggiungere, non può non passare
attraverso un serrato confronto, che quindi non può essere di radicale rifiuto,
con quella modernità, che più sopra abbiamo definito carcere e libertà
dell’uomo di oggi. Il che può apparire contraddittorio. Ma, per dirla
banalmente, senza carcere non c’è libertà. E senza libertà c’è solo carcere. Si
dirà pure che senza carcere, esiste solo la licenza. Qui però resta lecito
chiedersi che cosa sia la libertà. Difficile, se non addirittura impossibile,
dare disposte definitive in argomento. Anche perché, per usare il lessico
teologico-religioso, le società di santi per forza sono pericolose quanto
quelle di peccatori per obbligo.
Lasciamo allora che ognuno decida liberamente. Del resto vi sarà
sempre un margine di errore, di imperfezione criptopolitica, per dirla con
Silvano Panunzio. Le società, pur tra alti e bassi, trovano da sole il proprio
equilibrio, per selezione istituzionale. Non esistono società perfette,
costruite dall’alto, qualunque sia la fonte della sovranità in senso lato: la
tradizione o la democrazia .
Esistono però società meno imperfette di altre. Il vero problema
cognitivo è che lo si capisce solo secoli dopo. Passeggiando tra
le rovine...
Di qui però l’importanza della metapolitica, come scienza dei
limiti, delle regolarità e dell’ironia.
Carlo Gambescia
Nessun commento:
Posta un commento